In Giappone ho comprato un bracciale che da allora non smetto di portare: è un rosario buddhista, 108 grani che rappresentano ciascuno un desiderio. Quando ne ho spiegato il significato a mia madre, ha commentato: “Ah, così tutti i desideri si esaudiscono”. Io: “No, così tutti i desideri si annullano”. Non ne ha compreso molto bene il senso. Diciamo anzi
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Già dalla prima scena capisci che non è Hollywood. E non soltanto per il paesaggio arido e montagnoso che individui immediatamente come francese. Sarà che i profili di quelle montagne li conosco bene e immediatamente mi ricordano le domeniche della mia infanzia. Comunque, a prescindere dall’ambientazione, i film hollywoodiani sono pieni d’azione. Anche quando l’azione non è concreta, è verbale.
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Ho già detto che amo i teatri piccoli, quelli dove abbracci con lo sguardo gli altri spettatori e ti senti partecipe insieme a loro, quelli dove gli attori si muovono a pochi metri da te, cosicché ne senti quasi il respiro in faccia. Ho già detto che un paio di teatri milanesi sono quelli che più spesso frequento, proprio per
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Una tazza di latte e miele, zuppa di biscotti, un giorno mi riporterà queste sere tirate tardi a leggere e a sfiorare la tastiera di un pc per trarne note che sbocciano a fior di labbra. Se vizi sono quelle cose a cui non sappiamo rinunciare, questi sono i miei peggiori, i più pervicaci. L’ultimo Lagaccio di questa sera ha
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Ieri sera ho terminato di leggere Il giocatore invisibile. Chiudo gli occhi sullo sguardo del Professore che commisera sé stesso nell’altro, in testa il pensiero che a lasciare non è chi effettivamente lascia, ma chi viene lasciato. Ci proiettiamo, costantemente. Proiettiamo le nostre aspettative, i nostri desideri, e in definitiva noi stessi. Vediamo coincidenze, scopriamo analogie: proiezioni, che ci fanno
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di Giuseppe Pontiggia Sullo sfondo di una Milano anni Settata, dove l’odierno centro quasi è periferia, Pontiggia colloca il suo romanzo all’interno di un ambiente di professori universitari venato da rivalità sotterranee. La pubblicazione su una rivista letteraria di una lettera denigratoria che accusa il Professore di non conoscere l’etimologia corretta della parola ipocrita scoppia come un caso di cui
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Poi inizio a leggere Il giocatore invisibile di Pontiggia, e trovo la scena del Professore che passa la lettera denigratoria all’epidiascopio nel tentativo di individuarne l’autore, analizzando l’utilizzo di questo o quel termine. Quando si dice le coincidenze. Che pure andando avanti a leggere trovo anche questa preziosa frase: Reticenza e silenzio a volte dicono di più che le parole.
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Capita che io non riconosca un volto o una voce o un profumo, ma difficilmente sbaglio nel riconoscere un modo di esprimersi e di scrivere. Si potrebbe dire che riconosco le persone dalle loro parole, da quei sostantivi, aggettivi, avverbi e verbi che usano. Perché tutti noi ne usiamo alcuni con una ricorrenza che diventa la nostra cifra espressiva, per
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Il mio primo pc risale agli Anni ‘90. Un catafalco con il monitor enorme e il display piccolissimo. Si accendeva su una schermata blu, con un underscore biancastro che lampeggiava per un po’ prima di dare l’avvio ad una delle prime versioni di Windows. Sulla tastiera di quel bestione battevo gli appunti da tenere a mente per passare l’esame di
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Avrei pagato le stelle a dirmi nel respiro denso della notte che di giocolieri tristi che fummo non v’era gioco, mentre palleggiavamo i giorni su un orizzonte ricurvo pronto a chiudersi rapido sui nostri ieri imperfetti. Ora non sono più cielo se le stelle non hanno parole che sappiano tessere reti su storie finite. Solo il silenzio è risposta consona
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