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L’essenzialità di una domanda

Essere domanda Domandare a volte è più difficile che rispondere.

Riflessione scaturita dalla serata di ieri: lezione di teatro, che è sfociata in lezione di schiaffi, ovvero come imparare a simulare l’atto di schiaffeggiare e la reazione allo schiaffo.

Ma prima di questo abbiamo lavorato sulla fiducia reciproca, attraverso esercizi di conduzione e di ascolto ad occhi chiusi. E prima ancora, il gioco che ha scatenato la mia riflessione: al centro un intervistato, incalzato dalle domande delle due persone sedute ai suoi lati.

Ho scoperto che riesco tranquillamente (diciamo, pressoché tranquillamente) a rispondere a domande di argomento diverso poste simultaneamente. Quello che non riesco a fare è produrre domande a raffica, liberare il pensiero dai costrutti e dai formalismi che lo imbrigliano e proferire parole in libertà.

Fondamentalmente, non riesco a perdere il controllo. Che ciò sia la maggior parte delle volte un bene è opinabile, e comunque non lo è nel contesto specifico. Perché il controllo inibisce. E la mia gabbietta dorata, per quanto sconquassata, ancora una volta ahimè si fa sentire. Ed io mi devo impegnare a darle un’ulteriore scossone: che l’acqua buca il sasso, e le domande scardinano le gabbiette…

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3 Responses to “L’essenzialità di una domanda”

  1. Bibi says:

    più che altro la gabbietta, in sè.
    bacio

  2. baskerville says:

    rispondi e non domandi.
    sembri l’opposto del presidente del consiglio 😛

  3. elena says:

    Capisco perfettamente, perdere il controllo è come esser nudi. Non tutti siamo pronti a farlo, io, ad esempio, non so nemmeno se voglio.
    Buona domenica.

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