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Poesia che mi guardi

Poesia che mi guardi, non so dove cercare le parole per esprimere le emozioni che mi ha suscitato questo film-documentario, il primo che abbia mai visto (o di cui abbia mai sentito parlare) ad essere centrato sulla poesia e sul suo ruolo all’interno della società. Non tanto, non solo, un documentario sulla vita di Antonia Pozzi: questo è piuttosto il punto di partenza per scandagliare la funzione del poeta che al pari del medico scava sotto la pelle, sotto la superficie

Le mie parole come immagini, questo l’esordio del film che alterna una voce narrante ai versi della poetessa vissuta a Milano nel primo Novecento e morta nel 1938, suicida all’età di 26 anni per la distanza da un mondo ancora troppo chiuso per comprendere le sue moderne parole e i suoi vitali sentimenti, per la sofferta contraddizione fra origine alto-borghese e conoscenza della povertà di Via dei Cinquecento, per l’indignazione all’instaurarsi in Italia delle leggi razziali.

E le sue immagini, ovvero le fotografie che rivelano al pari delle parole lo sguardo attento e originale della poetessa, accompagnano i versi attraverso il film.

Una voce poco conosciuta e un pensiero dirompente per l’epoca, quelli di Antonia Pozzi, che vengono giustapposti all’esperienza contemporanea della poesia d’amuro del gruppo H5N1: collante è la protagonista-narratrice che accompagna i giovani poeti di oggi alla scoperta dei luoghi di Milano che furono cari alla Pozzi.

E’ così che, nell’operazione di diffusione della poesia per contagio promossa dagli H5N1, sui muri compaiono, accanto a loro composizioni anche le parole della poetessa milanese. Parole che metaforicamente il vecchio 29/30, il tram che storicamente abbraccia Milano, contribuisce a diffondere con il suo quotidiano passaggio.

Quest’immagine mi accompagna uscendo dal cinema, mentre sorrido, deliziata al pensiero di mezzi pubblici che portino la poesia come un virus fra la gente, emozionata da un film che parla direttamente all’anima.

 

Poesia che mi guardi a Milano è proiettato al Cinema Mexico, abbinato ad un altro documentario, dedicato alla danzatrice africana Nora Chipaumire.

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8 Responses to “Poesia che mi guardi”

  1. Grazie per questo post! Un post come questo che che fa capire come la poesia non siano parole da relegare in uno scaffale impolverato ma da vivere per strada, in teatro, ma anche in qualunque posto vivo e vitale, un post che faccia capire come i versi di una poesia possono parlare dell’oggi se non perfino del domani, essendo quasi versi premonitori di un futuro cambiabile ascoltando quelle parole, é un post che merita un plauso infinito

    Grazie! Un bacio
    Daniele

  2. alessandra says:

    Ciao Daniele! La poesia è purtroppo così poco “considerata” che un film del genere è davvero un’eccezione meritoria … peccato che – come tutti i film indipendenti – avrà una distribuzione limitata 🙁 Ma quando nelle ultime immagini ho visto il tram girare per Milano con le fiancate tappezzate di versi mi si è aperto un mondo… ho iniziato a sognare che davvero una così bella iniziativa culturale e di educazione civica venga intrapresa… così ora chiudo gli occhi e continuo a sognare le città invase dalla bellezza dirompente e dalla valenza civica delle poesia.
    un bacio anche a te,
    ale

  3. Nemmeno io sapevo di questo film… sarebbe bello che avesse un po’ di diffusione, ma non troppa, non vorrei che la poesia si contaminasse eccessivamente. Grazie del post, bella l’immagine del 29/30 che gira per Milano bardato di versi. Non l’ho vista, ma so che mi avrebbe emozionato
    Giuseppe

  4. Romina says:

    Non sapevo nulla di questo film e sono contenta di aver appreso qualcosa in merito. Grazie per il tuo post!
    Credo che la diffusione della poesia potrebbe essere soltanto positiva, perché la poesia è discorso dell’anima e stimola emozioni e sentimenti spesso dimenticati.

    Un caro saluto 🙂

  5. alessandra says:

    @ Giuseppe: per me invece la poesia è nutrimento dell’anima e la sua diffusione non può che essere positiva, come pure la contaminazione con altre arti (le contaminazioni fra scrittura, immagini e musica credo possano dare vita ad esperimenti molto interessanti). Il film in sè è girato con mezzi contenuti, ma suscita comunque emozioni molto intense per la ricchezza dei significati e la bellezza dei versi 🙂

    @ Romina: sono d’accordo con te 🙂

    grazie ad entrambi!

  6. animapunk says:

    che bella cosa, chissà se questo film si potrà vedere anche a roma… lo cercherò 🙂

  7. Sì, d’accordo sulla poesia come nutrimento dell’anima… però, parlo solo della poesia come forma d’arte, è bene anche che sia diffusa senza essere eccessivamente “contaminata”. Per esempio, i “Fetsival di poesia” sono sempre un bene? Sì, diciamo, perché la poesia si diffonde, si conoscono gli autori… però, credo che questi festival, a volte, siano l’anticamera di una “volgarizzazione”. Non so, è un’idea mia… ciao

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