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Le Sedie

Qualche giorno fa ho letto Le sedie di Ionesco. Mercoledì guardando la programmazione degli spettacoli della settimana vedo che è in scena al Teatro Studio del Piccolo. Telefono, ci sono ancora posti per venerdì, andiamo.

A parte l’emozione data dal vedere rappresentata una pièce di cui si è appena letta la sceneggiatura, e di cui pertanto si ricordano le battute e si percepisce il minimo adattamento del regista o dell’attore…

A parte che il Teatro Studio è un teatro di dimensioni contenute, come piacciono a me: quei teatri in cui la distanza fra spettatore e attore è così ristretta che le emozioni che trascorrono sui visi sono percepibili appieno…

A parte il fatto che adoro Ionesco: su Le sedie in particolare ho già scritto qui, ma potrei sintetizzare dicendo che in questo lavoro teatrale il drammaturgo riempie la scena con il vuoto

A parte che più spesso vado a teatro e più spesso vorrei andare…

A parte tutto questo, considero che a livello personale trovo più godibile la recitazione “naturale”, poco impostata (forse poco teatrale?). In particolare nel caso di stasera ho trovato maggiormente piacevoli i momenti in cui l’attore che impersona il vecchio si lasciava andare ad interpretare il personaggio, donandogli anche le proprie inflessioni nel parlato, piuttosto che non la recitazione tecnicamente precisa e pulita che ha costituito buona parte della rappresentazione. Il tutto beninteso senza che venga tradito o travisato il testo teatrale (ricco di per sè di giochi di parole e battute drammaticamente comiche) perché tanto più ci si prende libertà sul testo tanto più è alto il rischio di comunicare qualcosa di diverso da quanto intendeva comunicare l’autore.

Ma in questo caso il vuoto del significato arriva preciso allo spettatore. Il messaggio viene svelato, ma è il vuoto stesso, su cui si chiude la rappresentazione.

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One Response to “Le Sedie”

  1. baskerville says:

    c’è del perverso vedere ‘le sedie’ al teatro studio, noto per le sue scomode sedute 🙂

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