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Il giorno prima della felicità

di Erri De Luca

Il giorno prima della felicità Erri De Luca torna a raccontare la Napoli del dopoguerra filtrata attraverso gli occhi di un bambino: un bambino che cresce orfano in una stanzuccia affacciata sul cortile dove cresce e impara a confrontarsi con il mondo esterno.

Impara che la paura è timida, ha bisogno di essere sola per venire allo scoperto.

Impara che per imparare bisogna perdere, forse non solo a scopa.

Suo maestro di vita è il portiere Don Gaetano, dal quale impara che non c’è la gente, ci sono le singole persone e che le persone talvolta diventano popolo, che compie la propria azione e poi si scioglie, tornando ad essere persone.

Così di insegnamento in insegnamento matura l’uomo, pronto ad affrontare l’incontro con l’amore e con il sangue. L’amore arriva nella figura della bambina del terzo piano, fugace visione attesa tanto da dimenticarsi che si stava aspettando. Il sangue è quello che Anna, cresciuta nel frattempo in un suo mondo di isolamento, cerca per liberare finalmente le emozioni e aprirsi alla vita.

Un romanzo che avanza come un cammino di formazione, costellato di immagini vivide e metafore immaginifiche, e culmina in un gesto in cui sembra di vedere l’ombra del fato.

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3 Responses to “Il giorno prima della felicità”

  1. monia says:

    sa di bello.. hai già finito di leggerlo? io di erri non ho ancora letto niente.. ho seguito una sua intervista in tv tempo fa.. mi affascinò il suo modo.. le sue parole.. i suoi credo.. – credo che farò un giro in libreria.. un bacio

  2. alessandra says:

    Sì, è uno dei miei autori preferiti… usa parole semplici ma le compone in immagini bellissime, con il sapore della saggezza popolare… te lo consiglio molto 😀

  3. Bibi says:

    io invece è la prima volta in cui mi capita di non aver voglia di leggere. per la verità mi capita di non aver voglia di fare nulla, ad esclusione del trascorrere il tempo pigramente con Tini Mii e con gli amici, con Can e con Mice, a fare nulla, al massimo parlare e ridere.
    sarà che sono spensierata.
    🙂
    B.

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