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Di forma informe

parco Non tanto per me, quanto contro chi pensava che mai sarei andata, sono uscita a correre. Intendiamoci, la mia gran corsa si è risolta in un doppio giro ansimato intorno a Parco Solari (più un terzo di decompressione, se così si può chiamare) e vorrei poter dire di essermi sentita molto meglio dopo, come quando tornavo a casa dalla lezione di yoga. Invece il ritorno è di gambe indolenzite, già prodromo all’acido lattico: così poco allenata non ero da anni. E se di bello dobbiamo parlare, è stato soltanto il veder la luce spegnersi a poco a poco nel cielo che si addensava minaccioso. E la doccia, meritata sì, ristoratrice.

Mentre spingevo a forza un passo dopo l’altro, vedevo correre davanti ai miei occhi le figure degli amici – e mica tutti magri, insomma! che a portar più peso dovrebbero fare più fatica – e se ce la fanno loro, perché non io? E ancora mi dicevo che siccome a dieta non so stare, almeno devo impegnarmi a smaltire. Questo pensavo mentre passavo per la seconda volta davanti alla mia gelateria preferita…

Comunque non mi sono fermata e ho corso… che sarà mai, un kilometro forse? Certo non più di un quarto d’ora, poi ho rallentato in camminata mentre tentavo di trattenere i polmoni nella loro cavità.

In fondo, in un modo o nell’altro ce l’avevo fatta, a dispetto di tutto. Poi mi sono chiesta che senso ha questo eterno vizio di pensare contro e non a favore, come se a qualcuno più che a me stessa potesse importare di ciò che faccio o non faccio, come se dovessi vincere e dimostrare di farlo.

Così per me forse dovrò riprovarci, nei prossimi giorni, e non perché nessuno ci scommetterebbe 1 euro.

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