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Dalí, un’esperienza surreale

Davanti a Palazzo Reale c’è coda, ma ce lo aspettavamo: pazientemente ci mettiamo in fila, un sorvegliante dice che la coda potrebbe durare anche meno di un’ora. Previsione del tutto errata, dal momento che dopo un’ora e mezza abbiamo guadagnato appena l’ingresso del cortile interno, e un’altra ora ci vorrà per arrivare alle agognate scale che portano al primo piano. Il fatto è che più passa il tempo meno puoi decidere di andar via e tornare un’altra volta, dal momento che ti sembrerebbe di aver sprecato ore inutilmente.

Così attendiamo il nostro turno, salvo intuire che avremmo potuto prenotare. Peraltro, da un dialogo fra sorveglianti capiamo che il tempo d’attesa delle prenotazioni oggi sfiora la mezz’ora…
Arriva infine il nostro momento, veniamo ammessi alla biglietteria della mostra: saliamo quasi correndo le scale per riattivare le gambe intorpidite dal freddo. E finalmente siamo dentro al sogno.
Peccato che il sogno assume subito i contorni di un incubo, con una folla di persone che si accalca di fronte alle opere. Morale della lunga digressione: una gran delusione per l’impossibilità di gustare appieno la mostra. Vero è che siamo andati il sabato pomeriggio di un week end lungo (ma proprio per questo motivo Milano non avrebbe dovuto essere meno affollata?), ma dopo la lunga attesa mi aspettavo di vedere i dipinti di Dalì con maggior agio!
La mostra merita (e non dite “Non ci sono le opere più famose”, che quelle le avrete già viste, no?), quindi se decidete di visitarla prendete una mezza giornata di ferie, vale la pena optare per un giorno infrasettimanale.

Non posso esimermi dal citare un paio di frasi che accompagnano l’esposizione. La prima citazione credo riassuma bene l’opera di Dalì: Il mio obiettivo? Sistematizzare la confusione e contribuire all’assoluto discredito del mondo reale.

La seconda citazione invece è un rimando ad un padre del Surrealismo, Breton: citata già tempo addietro la frase conclusiva di Nadja, la trovo ora ripresa con variazione da Dalì: La bellezza sarà commestibile, o non sarà.

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