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Se una giusta causa risuona di motivi errati

Si potrebbe pensare che io non legga i giornali, che non mi interessi di attualità, dal momento che non ne parlo mai. In realtà non è così, generalmente (a volte anche confusamente) ho delle opinioni, nonostante non senta la necessità di esprimerle nell’angolo privato del mio blog.

Una riflessione tuttavia mi ronza in testa da qualche giorno, da domenica diciamo, generata da alcuni slogan innalzati sui cartelloni nelle piazze italiane: il richiamo alla dignità delle donne, contro il loro sfruttamento.

Manifestare per chiedere più rilievo alle donne nelle istituzioni, sul lavoro, in politica lo trovo giustissimo, nell’ambito di quanto possa trovare giusta una manifestazione, essendo dai tempi del liceo avversa alle manifestazioni di piazza. Mettere questa richiesta in relazione ai recenti e grotteschi avvenimenti che hanno inzaccherato la politica italiana lo trovo invece fuorviante. Fuorviante perchè il valore delle donne non merita di essere accostato neppure per contrasto con eventi e persone che nulla hanno di valoroso. Fuorviante perchè di tanto si possono tacciare i comportamenti di una persona che per rilievo pubblico avrebbe dovuto tenerne ben altri, ma non di sfruttamento.

Non mi sembra che le ragazze chiamate in causa siano incapaci di intendere e di volere. Non mi sembra che non abbiano alternative. Certo, se l’obiettivo è guadagnare 5.000 euro in una serata probabilmente non hanno alternative. Ma chi, uomo o donna che sia, ne ha? Sfruttamento è nei confronti di donne che si prostituiscono per fame. Non nei confronti di donne che sgambettano per una apparizione in tv o per un gioiellino…

Più dignità per le donne… Ma la dignità si costruisce con il proprio comportamento. Io mi sento dignitosissima e rispettata. Penalizzata sul lavoro in quanto donna? Magari non io direttamente, ma certo tante altre lo sono. Ma è un discorso totalmente diverso, che per avere trasversalità e giusto rilievo dovrebbe essere staccato dalle contestazioni nei confronti del presidente del Consiglio.

Io avrei chiesto una cosa diversa: più educazione civica. Dov’è il rispetto per la res publica? Dov’è una scala dei valori che metta sè stessi davanti ad un assegno di qualche migliaia di euro? Soprattutto, dove è un’educazione famigliare in grado di trasmettere questa scala di valori? Leggendo le sbocconcellate frasi di queste ragazze non posso fare a meno di chiedermi chi le abbia educate.

Far sentire la voce delle donne… certo, d’accordo. Ma non “se non ora, quando?” perchè la voce delle donne con questo ignobile momento non ha nulla a che vedere.

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  • nessuna

3 Responses to “Se una giusta causa risuona di motivi errati”

  1. Romina says:

    “Se non ora quando?” è diventato un movimento permanente. Sembra che vogliano fare altre iniziative, indipendenti dalla critica al premier.

    Io penso che manifestare per le donne sia necessario, dato che l’Italia è solo al 74° posto nella classifica dei paesi per la parità di genere: stipendi mediamente più bassi, lavori mediamente più umili, poche possibilità di fare carriera. La quota minoritaria di donne che non si trova in queste condizioni è l’eccezione che conferma la regola.

    Al di là di alcuni slogan e di alcune discutibili presenze alla manifestazione appena fatta, ben venga quell’iniziativa se è il punto di partenza per un cammino intelligente, volto a sottolineare i reali disagi delle donne nella società italiana e, più in generale, il vuoto culturale che ci circonda e che questa classe politica incarna nel modo più becero.

    Ciao!

  2. alessandra says:

    Ciao Romina, anch’io sono d’accordo con i princìpi della manifestazione, solo penso che anche 6 mesi, 1 anni fa la situazione delle donne in Italia era la medesima ma non c’era nessun “movimento” in proposito… poi un giorno è venuta fuori una storia di festini che indigna l’Italia intera (uomini e donne) e “le donne” hanno pensato fosse il momento di far sentire la propria voce… Ecco, è questo accostamento che mi infastidisce.
    Se poi il movimento andrà davvero oltre la manifestazione e darà inizio a un cammino propositivo e costruttivo, questo sì ben venga: sarebbe una concreta eccezione nel nulla politico.
    buona giornata!

  3. Bibi says:

    ero tentata di pensarla come te fino al momento in cui ho fatto questa considerazione: sarà anche scaturito dall’estrema finale indignazione, ma ha dato origine ad una cosa che decisamente serve quindi ho deciso che non mi importa che c’entrino ANCHE i festini, mi importa la sostanza di ciò che si FA, finalmente, ce n’era di bisogno, in un modo o nell’altro.
    baci 🙂
    B.

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