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Storie di Cronopios e di Famas

di Julio Cortazar

 

Storie di Cronopios e di FamasLo giro, lo rigiro. Non è un libro facile, Storie di cronopios e di famas. O forse è un libro facile, se lo leggiamo lasciandoci coinvolgere ed emozionare dalle storie, senza inseguire rispondenze precise.

I Cronopios, esseri verdi e umidi, balzano spontanei e inaspettati alla mente di Cortazar, che arriverà a caratterizzarli attraverso un processo non lineare di avvicinamento per brevi racconti. I Fama sono l’opposto dei Cronopios e le Speranze servono da intermediari, dirà l’autore in una intervista più tarda.

Il libro ci prepara all’incontro con queste figure-archetipi con tre diverse parti: Manuale di istruzioni, Occupazioni insolite e Materiale plastico.

Manuale di istruzioni alterna un linguaggio analitico ad un linguaggio poetico e immaginifico, lasciando lentamente emergere il concetto per cui ragione e a-razionalità sono campi attigui: la scomposizione analitica dell’ordinario dà infatti luogo all’assurdo, come avviene per esempio nelle Istruzioni per salire le scale, mentre nelle Istruzioni per caricare l’orologio è la necessità pratica di dare la carica al congegno a dare vita ad una miriade di immagini che scaturiscono irrefrenabili.

Occupazioni insolite è una carrellata di attività che aboliscono il criterio dell’utile e sfociano nel sovvertimento dell’ordine, nell’irrompere dell’assurdo e dell’irrazionale nella quotidianità, mentre Materiale plastico è una raccolta di brevi storie che si addentrano ancora di più in un territorio in cui magico/poetico e razionale si compenetrano, perché l’eccesso dell’uno diventa l’altro, e viceversa.

A questo punto siamo pronti per fare la conoscenza con i Cronopios e con i Famas, che si presentano timidamente insieme alle Speranze. Da subito i Famas hanno in sé le caratteristiche dell’attività (sono presentati per quello che fanno, usanze e ballo), mentre i Cronopios sono caratterizzati dall’emotività e presentati attraverso i loro stati d’animo. Le Speranze sono assai meno caratterizzate (si lasciano viaggiare dalle cose e dagli uomini).

A prima vista, i Cronopios sono dunque l’incarnazione della vita poetica (sparpagliano i ricordi per la casa, contano il tempo staccando le foglie di un carciofo selvatico, ignorano ciò che sta loro intorno occupatissimi come sono nell’inseguire con gli occhi una bava di ragno, e cadono in estasi al loro stesso canto), mentre i Famas appaiono incarnazione dell’ordine razionale (curano attentamente ogni dettaglio nei loro viaggi, imbalsamano i ricordi, sono ricchi e industriosi). Eppure, proprio nel comportamento dei Cronopios e dei Famas si incarna il principio già emerso nelle lungo prologo, per cui l’eccesso di poeticità cede il passo ad un ordine, mentre l’eccesso di razionalità porta ad effetti poetici.

Non c’è una scala di valori fra Cronopios e Famas, figure fantastiche e surreali che racchiudono in sè le variabili dell’umanità: parlandoci di loro Cortazar ci parla in realtà dell’Uomo, delle sue possibilità e dei suoi limiti. “Chiunque non legga Cortazar è condannato” scrisse Neruda. Ebbene, forse condannato no, ma sicuramente si perde qualcosa.

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