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Sopra eroi e tombe

di Ernesto Sábato

Sopra eroi e tombeA dispetto del titolo, non ci sono eroi in questo romano, o meglio non ci sono eroi nel senso tradizionale del termine. Protagonisti sono Alejandra, una ragazza bella e incostante, tormentata fino all’autodistruzione; suo padre Fernando, magnetico ma follemente malato di ossessioni e manie di persecuzione; Martìn, un giovane insicuro di sé, rifiutato dalla sua stessa madre, e Bruno, una sorta di osservatore che ha maturato un sofferto distacco con Alejandra e la sua famiglia, capace con i suoi ricordi di ricucire la trama che sottostà agli eventi narrati.
Eppure questi personaggi così “difettosi”, così pieni di limiti e paure, sono davvero gli eroi di un romanzo in cui non c’è bene e male, neppure negli estremi, ma c’è piuttosto un’umanità vivida al punto che per quanto lontane da noi possano esserne le vicende, le fa apparire vicine.
La storia si snoda per le vie di Buenos Aires, in quattro lunghe parti dedicate rispettivamente all’incontro fra Alejandra e Martìn, al rivelarsi dei “volti invisibili” (le facce nascoste della personalità complessa di Alejandra), alle ossessioni di Fernando, culminanti in un surreale viaggio alle radici delle proprie paure, per terminare con una parte che attraverso le voci di Bruno e di Martìn completa il quadro e dà senso all’insieme, seppure un senso illogico e surreale.
Intorno ai protagonisti si muove la Buenos Aires degli immigrati e quella dei sopravvissuti ad epoche più gloriose, quali appunto Alejandra e Fernando, discendenti da una antica famiglia protagonista delle guerre sudamericane. Sono gli antenati a costituire il riferimento epico, contrastante con la decadenza dei discendenti e al contempo contro-canto al peregrinare di Martìn: il suo viaggio verso Sud finirà per corrispondere metaforicamente con il viaggio verso Nord con cui gli uomini del Generale Lavalle cercano di mettere in salvo le sue spoglie affinché risposino in pace.
Episodi storici, frammenti di storia argentina contemporanea (siamo negli Anni Cinquanta del secolo scorso), opinioni sulla società e sulla politica, riflessioni esistenziali, giudizi letterari (come quello riguardante Borges, che appare fra le pagine del libro al pari di un personaggio), tutto si fonde in una grande partitura che ad altro non mira se non a mettere in scena la vita stessa, ad esplorarla e indagarla in tutte le sue inspiegabili, folli pieghe.
Gli uomini scrivono finzioni perché sono fatti di carne, sono imperfetti. Un Dio non scrive romanzi è la citazione di Sabato con cui Ernesto Franco chiude la prefazione all’Edizione Einaudi: citazione che riassume i limiti della condizione umana e la forza conoscitiva che lo scrittore portegno attribuisce alla letteratura.

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