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Roman e il suo cucciolo

Vorrei davvero consigliare il bellissimo spettacolo teatrale che ho avuto la fortuna di vedere ieri sera al Teatro Franco Parenti: Roman e il suo cucciolo, con Alessandro Gassman (sua anche la regia) e una compagnia di attori di notevole livello. Oggi è l’ultimo giorno in cui è di scena a Milano, ma già da due anni viene portato in tournée in varie città italiane, quindi qui o altrove credo non mancheranno occasioni per poterlo vedere.

E’ uno spettacolo bello oltre ogni aspettativa: perfetto a partire dalla sceneggiatura, con dialoghi che incalzano senza una sbavatura e attraversano vari registri, da quello più basso e sgrammaticato dell’immigrato rumeno al registro quasi lirico dei racconti di Cucciolo senza tralasciare l’indimenticabile sproloquiare erudito del paroliere, “l’amico Che”. Perfetta la scenografia, che ricostruisce efficacemente una baracca di periferia e gioca con proiezioni di filmati per ricostruire flash back e momenti drammatici. Perfetta la recitazione di tutti gli attori: non c’è una parola o un movimento o una intenzione fuori posto in nessuno di loro,calati perfettamente e realisticamente nella propria parte, vivendone in scena tutte le emozioni.

Siamo in un quartiere periferico di Roma, nell’abitazione del rumeno Roman, arrivato in Italia con la madre vent’anni prima per sfuggire al regime di Ceausescu, e oggi spacciatore di cocaina. Oltre a lui in casa c’è il figlio diciassettenne, Tony detto Cucciolo, e l’amico e socio in affari Geco. La trama è mossa dal desiderio di Roman di procurare un avvenire migliore per Cucciolo e dal desiderio di Cucciolo di diventare qualcuno attraverso la scrittura, cadendo però nell’emulazione di Che, un paroliere che ha avuto un brevissimo successo per poi diventare un tossico. Per quanto padre e figlio si amino, non riescono a comunicare: Cucciolo vive le sue aspirazioni di nascosto dal padre, così come di nascosto si avvicina a quel mondo di droga di cui il padre ha fatto un mezzo di sostentamento.

In scena si consuma la tragedia di una integrazione impossibile: Roman non ha modo di provvedere a sé e al figlio se non attraverso la criminalità, Cucciolo odia sé stesso perché sembra italiano e non parla la lingua dei propri avi, ma al contempo odia i rumeni perché sono tutti ignoranti e volgari, lasciando intendere esattamente come suo padre. Le parole di Nessuno, la canzone di Neffa che accompagna lo spegnersi delle luci sul palco, sottolinea l’invito a riflettere  su che strada si possa e si debba trovare per permettere all’umanità, a tutta l’umanità, di vivere dignitosamente.

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