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Welcome to Hong Kong, Asia’s World City

Hong Kong vista dal Peak“Hong Kong, Asia’s World City”: il brand creato per affermare Hong Kong nel mondo campeggia sui cartelloni colorati dell’aeroporto. Eppure, le prime immagini che si offrono ai nostri occhi non sono quelle che si associano comunemente all’Asia: ciò che ci colpisce appena atterrati è la modernità, l’organizzazione, l’efficienza. Per certi versi potrebbe essere New York, non fosse che quasi tutti hanno tratti somatici nettamente orientali. C’è in noi, palpabile e fortissima, l’emozione di essere a miglia e miglia da casa, immersi in un cuore pulsante di attività (i cittadini di Hong Kong sono oggi circa 7 milioni per una superficie di poco più di 1000 km quadrati), emozione che si fa ancora più forte nell’essere accolti dalle luci della sera, triplicate rispetto al solito per le recenti feste natalizie. Poi è tutto un turbinare di immagini, catapultati (grazie ad amici esperti del posto) nella notte della metropoli.


Lo Star Ferry da Tsim Sha TsuiE’ il 31 dicembre quando ci svegliamo dinnanzi all’incanto della baia di Hong Kong (grazie alla splendida vista fronte porto che si gode dalla nostra camera), e ci avviamo alla scoperta partendo dal più classico e il più poetico dei tragitti: gli 8 minuti di traversata che a bordo dello Star Ferry uniscono i moli dell’isola di Hong Kong all’estremità della penisola di Tsim Sha Tsui. Lungo Canton Road è l’esibizione del lusso, con patinati negozi di marchi europei, ma una volta presa Nathan Road in direzione nord ci si accorge di essere davvero in Asia: venditori che richiamano l’attenzione su prodotti a metà prezzo, negozi di tecnologia e di orologi, farmacie cinesi coi rimedi tradizionali esposti in grandi barattoli di vetro, e poi bancarelle e strade secondarie strette fra palazzi semicadenti, ed infine la folla, una grande fiumana di occhi a mandorla che ci trascina lungo le vie di Mong Kok.

Capodanno 2012La sera siamo sul lungomare: il countdown per il nuovo anno illumina la baia di luci e giochi pirotecnici. Non è la festa che attenderà il Capodanno cinese, ma è uno spettacolo che si somma al fascino dello skyline notturno. Salutiamo il 2012 quando ancora a Milano è pomeriggio e ci svegliamo con le immagini in diretta del capodanno a New York: il tempo è relativo e anche il Capodanno lo è.

La città ci appare sonnolenta, è domenica e per le vie di Admiralty non si vede nessuno. In compenso al Peak, il punto panoramico che domina Hong Kong, è una folla di turisti e fotografi pronti a catturare nell’obiettivo il riverbero rosato del tramonto sull’aria densa e le luci che si accendono nella foschia. All’improvviso è buio ed i contorni dei palazzi si indovinano punteggiati di luce, altissimi e stretti come spilungoni arrampicati sulle alture: Hong Kong da qui è la Montecarlo dell’est.

Cat Street: orologi "rivoluzionari"Lunedì è la volta di Sheung Wan, vera Chinatown di una città ora cinese: ci inoltriamo in un labirinto di strade dove negozi di spezie si susseguono a negozi di pesce essicato, e l’odore pungente e salmastro ci accompagna fino a che non sbuchiamo in Hollywood road. Qui gli alimentari tradizionali lasciano il posto ai negozi di antiquariato (vero e finto) e alle bancarelle di robivecchi che costeggiano la stretta Cat Street. Trovi gli orologi con il busto di Mao sul quadrante, il libretto rosso che pare appositamente ristampato per i turisti, e poi cartoline sbiadite, collane, tazze e montagne di oggetti disparati, accomunati soltanto dalla polvere del disuso.

Arriviamo al tempio di Man Mo: il più grande dei templi di Hong Kong sembra piccolo, schiacciato com’è dalla preponderante altezza dei grattacieli circostanti. Dal soffitto pendono grandi coni votivi di incenso (un cartello ne esalta il vantaggio rispetto alle normali bacchette: con modica spesa, il tuo incenso brucerà per 7 o 8 giorni) e ci impregniamo dell’odore delle preghiere.

Le vie che scendono verso Central, costeggiando il Midlevels-Central escalator, sono un grande mercato di frutta e verdura, di carne e di pesci che guizzano ancora vivi in grandi vasche d’acqua. Midlevels-Central escalator è la più lunga scala mobile del mondo, 800 metri di lunghezza per 135 metri di dislivello, suddivisa in più tronconi e interamente coperta per consentire agli abbienti abitanti dei Midlevels di recarsi a Central al mattino e risalire durante il giorno e la sera: la scala mobile funziona infatti in sola discesa fra le 8 e le 10 di mattina, e in sola salita nelle restanti ore del giorno.

StanleyIl 3 gennaio partiamo alla volta della costa Sud dell’isola, dall’alto di un autobus a due piani: seduti in prima fila, ci inerpichiamo sulle alture di Hong Kong per scendere sull’altro versante e ammirare la bella Repulse Bay (pur nel giorno grigio, si può immaginare il mare farsi turchese sotto i raggi del sole) prima di giungere a Stanley. Nota ai turisti principalmente per il market (che propone prezzi più bassi di quelli di Hong Kong e souvenir forse un poco più originali), Stanley ci si mostra anche nella sua veste di rilassante cittadina balneare, dove è piacevole sostare per pranzo o per una birra seduti ai tavolini che si affacciano sul lungomare.

Da Stanley la strada che porta ad Aberdeen non è lunga (circa 20 minuti di taxi al costo di 10 euro). Arriviamo che resta un’ora di luce (il sole tramonta intorno alle sei) e rifiutiamo per il tempo e per il freddo che sta salendo le tante proposte di giro del porto in sampan (la tradizionale imbarcazione di legno). L’acqua di per sé non è invitante, così limacciosa che non è piacevole ricordare che qui abitano solo pescatori e che il pesce che mangiamo forse proviene da lì.

Aberdeen, floating restaurantsIl porto è pieno di barche, da pesca e da turismo, ma anche alcune house-boat, sporadici esemplari rimasti a memoria di un tempo in cui la grande insenatura era una città galleggiante. E galleggianti sono rimasti i Jumbo restaurants che vediamo dal lungomare stagliarsi al di là del ponte. Aberdeen è un insieme di palazzi alti e stretti (40 piani la media), brutti che brutto è dir poco. Costruiti negli anni ’60 dal governo per dare una casa agli abitanti delle barche, si stagliano dietro il porto creando a contrasto con i piccoli gusci di legno un paesaggio di tristezza poetica. Quando si fa buio, le luminarie blu e rosse punteggiano il lungomare, e in lontananza si accendono di contorni luminosi le pagode dei ristoranti galleggianti.

Mercoledì ci allontaniamo da Hong Kong alla volta di Macao. Un’ora di navigazione a 80 km/ora (TurboJet ha partenze ogni 15 minuti lungo tutto l’arco della giornata, e diradate ma costanti durante la notte) ci conduce in una realtà completamente diversa, anch’essa città ex-colonia da poco tornata alla Cina, con autonomia amministrativa per 50 anni. Le pratiche di ingresso sono molto rapide e in pochi minuti un nuovo timbro si è aggiunto al nostro passaporto.

Macao, rovine di San PaoloMacao è l’incrocio fra cuore lusitano ed ostentazione di Las Vegas. I grandissimi Casinò che sorgono poco fuori dal centro sono opulenti, enormi, eccessivi. Ricostruzioni del Colosseo e di villaggi del sud Italia, un finto Vulcano e la copia di Venezia, ma anche lo storico Casinò Lisboa dalla facciata lavorata come una tovaglia a uncinetto, e accanto il Gran Lisboa, fratello moderno che sorge come un fiore di metallo su una torre di stelo. Il centro della città è un intrico di viuzze lastricate a tessere di mosaico bianche e nere, affollatissime e costeggiate da case basse con persiane verdi e terrazzini con inferriate. I colori pastello dei muri acuiscono l’atmosfera da cittadina portoghese: entrando e uscendo da una delle tante chiese ci si chiede per un attimo smarriti in che paese ci si trovi, fra architetture europee e volti cinesi. Ancora, passeggiando per la strada serpeggiante che dalla bella piazza del Senado porta alle rovine di San Pietro (una facciata in pietra che si apre maestosamente sul vuoto) è un susseguirsi di botteghe che propongono con assaggi la specialità locale: la carne secca, che tradisce una chiara matrice portoghese.

Wong Tai Sin TempleGiovedì ci dedichiamo alla zona a nord di Tsim Sha Tsui, a partire dal grande tempio di Won Tai Sing. Situato nella zona di Kownloon (un’area di palazzoni anonimi, modello alveare), il tempio è un’oasi di preghiera composta da più costruzioni a pagoda, la più grande delle quali è invasa da fedeli che accendono bacchettine d’incenso e le scuotono per affidare all’aria i propri voti. Guardando in alto, lanterne gialle e arancioni oscillano sullo sfondo di un cielo grigio che fa tutt’uno col grigiume dei palazzi-dormitorio. Accanto al tempio vi è una lunga galleria costeggiata dagli ufficietti degli indovini di professione, specializzati nella lettura del palmo, del viso o dei bastoncini divinatori. Alcuni promettono Future telling in English, desiderosi di allettare anche gli stranieri.

Temple Street Night Market in Yau Ma TeiWon Tai Sing è  distante dal centro di Hong Kong, fisicamente ed emotivamente, ma un servizio eccellente di metropolitane lo collega a Nathan Road in una ventina di minuti. Scendiamo alla fermata di Yau Ma Tei, altro quartiere tradizionale dove nel tardo pomeriggio si apparecchia il Temple Street Night Market. Sbirciamo l’allestimento delle bancarelle, il primo avvicinarsi dei curiosi e il rapido affollarsi della zona. Numerose bancarelle propongono cibi caldi, fra cui non manca la tradizionale zuppa di serpente, dalla quale ci teniamo ben lontani.Seguiamo il market fino alle ultime bancarelle, poi torniamo su Nathan Road per proseguire verso il lungomare. Alle 8 in punto ogni sera la baia si illumina sulle note della musica diffusa dagli altoparlanti: è il Lights & Sounds Show che si offre a chi guarda l’isola di Hong Kong dalla punta di Tsim Sha Tsui.

Tai O: palafitteVenerdì 6 gennaio ci dirigiamo all’isola di Lantau, l’isola più grande dell’archipelago. La raggiungiamo tramite la linea metropolitana, che porta alla partenza del 360 Ngong Ping Cable Car. Salirci per me è escluso, ho visto le immagini della funivia che valica le alture sospesa ad altezze impensabili. L’alternativa dell’autobus per raggiungere il Grande Buddha, sicuramente meno rapido ma anche meno terrorizzante, viene rimandata a più tardi, dal momento che le nuvole sono talmente basse da avvolgere completamente le vette e lasciar presupporre una scarsissima visibilità. Così decidiamo di recarci per prima cosa a Tai O, villaggio di pescatori piuttosto noto in Lantau. Ci si arriva in 50 minuti di autobus: la distanza in linea d’aria è ridotta ma la strada si allontana per aggirare pendii scoscesi, mentre ne valica altri con salite e discese a stretti tornanti. Finalmente arriviamo a Tai O, un gruppo di case a palafitta sull’acqua e una strada costeggiata da negozi e bancarelle che propongono infinite varietà di pesce essicato: crostacei, molluschi, pesci a tranci ed altre creature strane che non sapresti dire se sono meduse o altri esseri marini. Ci dilunghiamo a fotografare ogni angolo e ogni banchetto mentre la già scarsa luce inizia a diminuire: il viaggio di ritorno è lungo e l’aria sempre più grigia, cosicché rinunciamo alla salita al Grande Buddha. Tai O ci ha lasciato comunque soddisfatti del viaggio.

Wan ChaiCosì arriva il sabato, giorno di partenza. Abbiamo ancora tutta la giornata a disposizione per salutare Hong Kong con un’ultima camminata per le vie di Wan Chai, dove la un tempo malfamata Lockard Road ci appare alla luce del giorno una strada come tante; Causeway Bay, dove vediamo uomini intenti a piazzare i primi draghetti rosa che annunceranno l’arrivo del nuovo anno cinese; Central dove saliamo sullo Star Ferry per imprimerci nella memoria la vista più bella sulla baia e per sbarcare ancora una volta nella folla di Tsim Sha Tsui.

Ecco, il nostro viaggio è giunto al termine. All’aeroporto troviamo rami coperti di fiori rosa, simbolo del nuovo anno che comincerà il 23 gennaio. Sarà un tripudio di colori e di luci, il sito del HK Tourism Board in questi giorni ne dà un piccolo assaggio, e brividi di nostalgia mi assalgono al solo vederne le immagini.

I wish I were there now, to greet the Year of the Dragon: l’anno del Dragone è alle porte, fra poche ore sarà di nuovo Capodanno.

 

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7 Responses to “Welcome to Hong Kong, Asia’s World City”

  1. Barbara says:

    sai che ci vorrei andare e che ti invidio (sanamente, ecco) pe questo viaggio ^^

  2. Titti says:

    Grazie Alessandra per aver condiviso la tua esperienza! Dalle foto e dalla descrizione accurata e invitante mi verrebbe voglia di partire domani.
    La mia valigia è sempre pronta…..
    PS Che bello questo salottino, accogliente. Manca solo un tè fumante da gustare ascoltando i tuoi racconti insieme a Barbara!!!!

  3. alessandra says:

    @ Barbara: ogni tanto mi invidio anch’io 🙂 Nel senso che penso di essere molto fortunata per quanto attiene ai viaggi 🙂

    @ Titti: anche la mia valigia è sempre pronta 😉 Sul thè fumante con Barbara… perchè no? sarebbe uno scambio di racconti 🙂

  4. Souvenir says:

    Sorriso, e un po’ di invidia 🙂

  5. Barbara says:

    orbene!!!! e organizziamo questo thè allora, che stiamo aspettando? del resto voi già siete in Milano, io ci arrivo in poco più di mezz’ora.
    s’ha da fare, a questo punto 🙂

    e sono serissima nè, Alessandra conosce bene la mia propensione ad organizzare incontri conoscitivi tra persone che pensano di starsi simpatiche conoscendosi in rete e vogliono saperlo davvero … Titti sai che io e Ale ci siamo conosciute proprio grazie al web?
    baci a tutte e due, dai dai dai organizziamo!!! ^^

  6. alessandra says:

    ahahah sì sì confermo, la Barbara è serissima e io pure… che senza il web non l’avrei conosciuta e sarebbe stata una grande mancanza! 🙂

  7. Titti says:

    Ohhh, né, potrei pure offendermi…. 🙂 Sono serissima anch’io, mica solo voi!!!!!!
    Quindi, calendario, agenda, palmare, quello che vi pare, alla mano e stabilire data e orari.
    Baciiiii

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