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Tempus fugit

E’ inutile raccontarsela, che una volta presa la mano ci vuole poco a cucinare… Io dico la mia, e la mia (scarsa) esperienza dice che ci vuole tempo. Magari non tantissimo, ma è comunque tempo impiegato ai fornelli e non in altre attività. Questo primo mese di “ritorno alle attività domestiche” (ritorno? nel mio caso andata piuttosto …) ha sicuramente sottratto qualche mezz’ora alla lettura, compensata in parte leggendo in metropolitana, e qualche ora alla scrittura, più difficilmente compensabile (ma la scrittura va a momenti, a situazioni e condizioni interiori… e scrivere meno non è solo questione di avere meno tempo, quanto piuttosto di avere una disposizione d’animo diversa).

Sicuramente non ha accelerato l’avvio di un progetto che vagheggio da tempo, ma al quale non ho ancora lavorato concretamente: creare un sito che raccolga i miei diari di viaggio degli ultimi 3 anni, selezionando le foto più significative e accompagnandole con il racconto dei luoghi visitati, delle curiosità, degli incontri, dei cibi assaggiati… Dal 2009 infatti durante ogni viaggio scrivo la cronaca giorno per giorno: ho iniziato in Nepal e ho continuato in Giappone, Siria e Giordania, New York, Australia, Praga, New England, Abu Dhabi, Hong Kong. Tutti i diari sono su libricini dalla copertina beige (quelli di Muji per intenderci) e il primo lunghissimo lavoro consiste nel digitalizzarli. Solo a partire da Abu Dhabi mi sono risolta ad utilizzare iPhone e iPad per prendere appunti, perdendo il fascino della carta manoscritta ma guadagnando la comodità del testo in digitale, pronto per essere modificato e pubblicato. Il secondo lungo lavoro consiste nel selezionare le foto (attività in gran parte già compiuta sulle mie, ma vale la pena integrare anche il lavoro fotografico di Fra, che è decisamente più bravo di me con l’obiettivo). L’obiettivo che mi propongo è di fornire più informazioni possibili sui paesi visitati e offrire una traccia per chi pianifica un itinerario di viaggio nelle medesime località. Siccome questo progetto è nei cassetti della mia mente da oltre un anno, il fatto che ultimamente parte del mio tempo libero sia stato assorbito dalla cucina non giustifica comunque la pigrizia nel mettere mano alla documentazione cartacea prodotta.

Questo lungo preambolo per dire che, siccome il tempo a nostra disposizione è una misura finita, ogni nuova attività sottrae tempo ad un’altra, e decidere a cosa dedicarsi è questione di scelte e priorità. Nascono e crescono nuovi interessi, si affievoliscono altri… In questa fase centrata sul benessere naturale vorrei tornare a praticare yoga, mentre provo sempre meno interesse nel seguire le lezioni di danza orientale. Fondamentalmente, con la danza mi sembra di essere arrivata ad un punto di stallo: ho lasciato già da oltre un anno l’insegnamento (non riuscendo a conciliarlo con il lavoro), ho lasciato il laboratorio coreografico per le dinamiche competitive e di tensione che vi si venivano a creare, seguo un corso settimanale che tuttavia (dopo 8 anni di studio) non riesce a suscitare in me la passione per la danza che avevo prima. Credo che dopo così tanti anni si debba arrivare ad una svolta oppure lasciare. Per una svolta sono troppo vecchia, lasciare mi immalinconisce… ma da tempo ormai non compio progressi, rimango incollata ai soliti pregi e difetti. Probabilmente dovrei bandire le inutili nostalgie e lasciare che i cicli si esauriscano… dedicandomi allo yoga!

In fondo, ogni cosa arriva e ogni cosa va a tempo opportuno, tempus fugit e non ne dobbiamo ostacolare la corsa, quanto piuttosto correre insieme lasciandoci alle spalle senza rimpianti ciò che non risuona più in noi.

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7 Responses to “Tempus fugit”

  1. monia says:

    bello il post.. sai in quanti tratti mi sono letta?.. inutile.. siamo due bilance lavate con le stesse acque 🙂 …anche io ale.. oggi faccio questo e quello.. e domani vorrei già fare quest’altro e quell’altro ancora.. e magari tutte e quattro le cose.. sono in pausa invernale con la pittura per poter ritrovare i miei sabati.. quelli miei..anche se poi magari faccio il bucato.. la spesa.. la palestra.. – penso che mi piacerebbe fare così tante cose.. ma poi come fai?.. dicono che il tempo sia relativo.. – si.. ma una che lavora nove ore al giorno.. che dice? …- bello il tuo proggetto sui viaggie.. i fotoracconti.. – impegnativo direi.. tanto.. -> courage.. cmq e qualora tu iniziassi.. fallo quanto sentirai di farlo con leggerezza.. senza togliere posto e tempo ad altro.. altrimenti lascia stare.. c’è tempo.. no commitment.. se non con te stessa.. – il giorno che ci vedremo a milano.. ristorantino.. anche se sono convinta.. che tu faccia piccole magie in cugina 😀 big hug

  2. Titti says:

    Belle le riflessioni sul tempo, che condivido in pieno. Sarà anche che vivere in una grande città, lavorare a tempo pieno, spostarsi, ecc dà al tempo una connotazione diversa rispetta a quella di chi vive nei piccoli centri dove la gente è più rilassata….
    Pensa che il progetto di scrivere sui viaggi ce l’ho anch’io da anni e non riesco mai a realizzarlo. Io annoto sulle Moleskine che sono là, in un cassetto…Forse, se lo avessi fatto, da un certo periodo in avanti, sull’iPad, avrei già pubblicato qualcosa…
    Dei paesi che hai citato, e che non ho visitato, c’è il Nepal e mi interesserebbe moltissimo avere le tue indicazioni. Ma anche degli altri posti, per un confronto!
    Sullo stallo in un’attività capisco cosa intendi e la cosa migliore è lasciare, secondo me.
    L’idea dello yoga è bellissima, vorrei farlo anch’io ma non so se ne avrei la costanza….

  3. alessandra says:

    @ Monia: a Milano ristorantino, assolutamente 🙂 Ti aspetto!

    @ Titti: anche tu annoti tutto allora :-)) Mi sa che di viaggio potremmo parlare per ore, noi… ho come l’impressione che anche tu adori viaggiare 😉

  4. paolo says:

    “ogni nuova attività sottrae tempo a un’altra”. nella sua limpida verità fa paura, soprattutto quando si sente che il valore marginale del tempo cresce con la complicità dei doveri che lo fomentano. sono tutti inevitabili? resta tutta una questione di scelte (o di non scelte). non credo però che ogni cosa arrivi e vada al tempo opportuno (=giusto suppongo). sarebbe troppo facile, basterebbe non scegliere…

  5. Barbara says:

    umm……nu.
    per questa volta non mi trovo in linea…..il tempo per me è solo una convenzione momentanea che esprime la successione di noi stessi su questo piano dell’universo.
    la percezione el tempo può cambiare radicalmente a secondo del punto da cui lo si guarda e dall’importanza che gli si da.
    per cui io credo che alla fine abbiamo il “tempo” di fare ogni cosa, di evolvere in ogni dove, e di succederci via via.
    puoi fare tutto, solo che in questo spazio terreno devi necessariamente scegliere.
    ecco, io penso così. bacionissimo, sei un amore ^_^

  6. alessandra says:

    @ Paolo: concordo anch’io sul fatto che sia tutto questione di scelte 🙂
    Il fatto che le cose arrivino al momento giusto non significa che noi siamo in grado di vederle, di afferrarle, di sceglierle… anzi, assecondare quello che la sorte ci propone è spesso la scelta più difficile…

    @ Bibi: parlando di questa vita, il tempo è una misura convenzionale sì, ma “finita”… lo dici tu stessa, “devi necessariamente scegliere”, che peraltro era il concetto alla base del mio post… forse non si è capito affatto… ohibò 🙂
    Se parli di più vite, è un discorso un po’ troppo controverso per me in questo momento per scriverci sopra un post 🙂

  7. blue says:

    io credo che nel fare sia importante ascoltarsi, nel profondo
    senza forzature che limiterebbero l’espressione di sè

    ti abbraccio

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