Così sei andato, e non c’è stato tempo per un ultimo saluto. Forse egoisticamente è meglio così, preferisco ricordarti sorridente come quando ti venivo a trovare a Pontedassio e lasciavi quello che stavi facendo per chiedermi di me, di Milano, del lavoro… Si finiva col ricordare aneddoti di quando ero bambina, storie che probabilmente con mia mamma ripetevate spesso, ogni
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Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare, la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi, Venezia la vende ai turisti, che cercano in mezzo alla gente l’Europa o l’Oriente, che guardano alzarsi alla sera il fumo – o la rabbia – di Porto Marghera… Così canta Guccini in Venezia. Per me Venezia è una città sempre affascinante, meglio quando di
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Mentre verso nel tegame le carote e le zucchine tagliate a cubetti (se non precisi quanto meno accurati), aggiungo le spezie e mescolo, penso che cucinare è un atto d’amore. Certo, non tutta la cucina è atto d’amore, ma permettetemi di non specificare cosa non lo sia… E vado avanti a ricordare quante volte ho sostenuto che cucinare per sé
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I miei ricordi di bambina cominciano in cucina con la nonna materna che viveva a casa con noi, con le torte di compleanno preparate dalla mamma, con i pomeriggi in quello che chiamavamo “campagna”, quattro fasce di terreno in cui mio padre coltivava zucchini, zucche, fagiolini, melanzane, pomodori, carote, cavoli, cavolfiori, prezzemolo, bietole, fave, peperoni, cetrioli, pere, ciliegie, fichi, albicocche,
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