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Ricordi di cucina

ricordi di cucinaI miei ricordi di bambina cominciano in cucina con la nonna materna che viveva a casa con noi, con le torte di compleanno preparate dalla mamma, con i pomeriggi in quello che chiamavamo “campagna”, quattro fasce di terreno in cui mio padre coltivava zucchini, zucche, fagiolini, melanzane, pomodori, carote, cavoli, cavolfiori, prezzemolo, bietole, fave, peperoni, cetrioli, pere, ciliegie, fichi, albicocche, susine, uva, aranci, mandarini, mandaranci, pompelmi, limoni, fragole… ortaggi e frutti che ho imparato a conoscere cogliendoli dalla pianta o dalla terra stessa.
A casa il menù era gestito dalla nonna, che regolava l’alternanza di minestra e pastasciutta, dove alla voce pastasciutta finiva regolarmente tutto ciò che minestra non era, compresi i piatti a base di patate zucchini e fagiolini bolliti. Gli zucchini (al maschile, come usa in Liguria) erano le trombette, qualità verde chiaro, delicata, che per il resto d’Italia è associata alla piana di Albenga, ma che è tipica di tutto il Ponente ligure. Nulla a spartire con le zucchine che avrei conosciuto poi, amarognole, dure e verde scuro. I miei zucchini erano quasi dolci.
C’erano anche giornate molto più saporite (anche se io, abituata da sempre ai gusti semplici, considero tuttora una goduria mangiare verdure lesse o al vapore): ravioli di bietole conditi con salsa di pomodoro (preparata in casa nelle sere estive, e conservata in vasetti di vetro sterilizzati a bagnomaria), gnocchi di patate al pesto, torta verde o la quiche imparata dalla “zia di Francia”, giusto per fare qualche esempio di ciò che poteva essere pastasciutta.
La nonna tirava fuori la tavola da impastare, il matterello, il taglia ravioli o semplicemente la forchetta per farvi scorrere gli gnocchi e imprimere nell’impasto i classici incavi. Quando preparava la pasta all’uovo, arrampicata sulla sedia la aiutavo a girare la manovella della macchina che assottigliava le sfoglie.
Tante cose allora non le sapevo apprezzare: il fatto che le merendine confezionate fossero bandite da casa, che le mie merende potessero essere frutta fresca, mele o prugne cotte, yogurt fatto in casa (per un periodo mia nonna aveva preso la fissa dello yogurt casalingo e si era procurata dei fermenti lattici che teneva in un barattolo e che mi facevano un po’ impressione), oppure pane integrale con prosciutto o formaggio, che era la classica merenda che portavo a scuola, accompagnata dai succhi di frutta che mia mamma preparava in estate quando la frutta era troppa per essere smaltita mangiando. Io guardavo i tegolini, le crostatine, le focacce e i succhi in tetrapak dei miei compagni e li invidiavo. Ora penso a quanto sono stata fortunata a non essere stata abituata alle merendine e ai succhi dolci che della frutta hanno solo il nome. Una volta alla settimana potevo avere la focaccia del fornaio e a volte la mamma preparava per me i plum cake fatti in casa.
Un’altra prelibatezza di quei giorni erano i biscotti da colazione della nonna: li chiamavamo “i biscotti della nonna” perché aveva preso spunto da una qualche ricetta e l’aveva trasformata creando delle fette dolci originali che spandevano un odore buonissimo mentre cuocevano nel forno. Se ci penso intensamente ancora ne sento il profumo nelle narici. E poi c’era la zia Rina, la zia della nonna, che preparava ogni settimana per noi “la torta della zia”, un miracolo fatto senza burro.
Certo, c’erano anche contraddizioni a casa mia, a partire dal fatto che non si mangiassero caramelle (al massimo una al giorno) ma cioccolatini sì, oppure che il fritto fosse una rarità, ma si mangiassero formaggi in abbondanza…
Quando sono cresciuta ho voluto cucinare a mia volta: al liceo a volte tornavo a casa e mi mettevo ai fornelli per il pranzo, mentre alle feste comandate avevo iniziato ad aiutare (o ad intralciare) preparando torte elaborate. La mia fonte di ispirazione allora era La Cucina Italiana, di cui nella casa di Imperia c’è ancora la collezione completa dall’anno 1990 all’anno 2000. Era l’età in cui non si ascoltano i consigli di genitori e nonni, quindi non ci pensavo proprio a imparare dall’esperienza di casa, anzi potendo facevo tutto il contrario. Così ho lasciato passare tante occasioni che oggi vorrei aver osservato con più attenzione: la frittata di carciofi “senza friggere”, la torta di zucca, i ravioli di borragine… Purtroppo è troppo tardi ora per chiedere di imparare, mentre la memoria recupera soltanto immagini sparse che non arrivano a chiudersi in procedimento di cucina e i consigli della mamma sono rubati al telefono nelle veloci sere milanesi. Ho ereditato però da quelle lontane giornate il lascito di atteggiamenti inconsci quali la maniera di reggere gli strumenti di lavoro e il modo di lavorare la pasta con le mani. Ma l’eredità più preziosa è nel gusto per le verdure e la frutta, per i cibi poco elaborati e conditi soltanto con olio (in Liguria il burro non è contemplato eccetto che nelle torte dolci), nell’aver abituato il palato ad apprezzare piatti semplici e il fisico a sentire il bisogno di nutrirsi con ortaggi. A tanti anni di distanza finalmente riconosco con gratitudine quelle buone abitudini, cerco di recuperare l’utile e di eliminare l’errato (l’eccesso di latticini!). Ricordando con affetto e riconoscenza quelle mani sottili che per anni hanno preparato i miei pranzi e le mie cene, sbagliando anche, ma sempre cercando quello che si pensava fossero le scelte migliori.

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5 Responses to “Ricordi di cucina”

  1. Barbara says:

    ecco bè……potrei averlo scritto io, con poche sostituzioni quali “milanese” invece di ponente ligure, risotto invece di pastasciutta, e i nomi delle nonne/zie…..
    fortunate davvero, a crescere così noi 🙂

  2. alessandra says:

    Molto fortunate, Bibi 🙂 Peccato che io ce ne abbia messo del tempo a rendermene conto…

  3. Titti says:

    Ho rivissuto, con nostalgia, tanti ricordi legati al ponente ligure che considero parte di me! I profumi delle verdure, dell’olio di olive taggiasche, i pomodori, le trombette mangiate crude e appena colte.
    Ahh, che gran terra la riviera dei fiori!!

  4. Romina says:

    Un post bellissimo, che fa sognare e immergere in quell’atmosfera anche chi non l’ha vissuta. Certi ricordi sono talmente vivi da avere spessore reale, nonostante il trascorrere del tempo.

    Ciao!

  5. alessandra says:

    Grazie 🙂 Sono ricordi che mi sono molto cari e che mi piace condividere…

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