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Un po’ di me

Settembre è davvero volato, lasciando dietro di sé una montagna di cose da finire (in alcuni casi persino da iniziare). Fra tutto, non ho ancora scritto un post sul mio ultimo viaggio (e l’ho già detto un mese fa, è vero…).

Comunque, questo mese ha anche gettato i semi di cose che si sperano buone, nell’ordine:

  • ho  seguito un corso di fotografia di un week end, che mi ha fatto capire che il mio modo di fotografare può portare (con tutti i dovuti e necessari miglioramenti) al massimo a foto “carine”, ovvero foto che soddisfano a mala pena l’occhio senza lasciare niente dietro di sé. Non soltanto devo imparare ed esercitare la tecnica, ma devo cambiare occhi. Semplice, no?
  • mi sono iscritta ad un corso di yoga (finalmente!). L’approccio è molto graduale rispetto a lezioni che avevo provato in passato, ma preferisco far poco correttamente che molto sbagliando postura. Mi chiedo come sia possibile che nell’ultimo anno la mia schiena sia peggiorata in maniera così sensibile, ci vorrà un intero anno di lezioni per rilassarla un poco… Comunque siccome mi sono iscritta insieme alla mia amica speciale “Fusilla”, ho un ulteriore incentivo (oltre al beneficio fisico) a non saltare lezioni!
  • ho partecipato al primo di un ciclo di stage di teatro che hanno ad argomento la Rivoluzione Francese… tenuto da una delle mie splendide insegnanti di recitazione dello scorso anno, che propone sempre attività interessantissime, questo percorso ci porterà a (ri)studiare, riflettere, creare… prima ovviamente di recitare! Stupendo, ho già rispolverato i libri dell’Università…
  • mi sono iscritta ad un corso di danza, ma non a uno dei corsi che frequentavo… avevo bisogno (come ho già detto diverse volte) di “cambiare aria”, iniziare da capo e seguire qualcosa soltanto per me stessa (c’è mancato poco che non mi iscrivessi ad una disciplina di mai studiato prima, tipo danza contemporanea…)
  • infine, sto iniziando ad usare (con molta prudenza) la bicicletta da sola (cioè senza seguire Fra) per piccoli spostamenti: per andare a yoga (500 metri da casa) o per andare in centro (la domenica mattina quando non c’è traffico). Sogno piste ciclabili e stazioni del Bikemi ovunque (utilizzo il Bikemi, non ho “ancora” una bicicletta mia… e comunque per spostarsi in città trovo che sia un servizio molto più comodo della bicicletta di proprietà). Ho un po’ paura delle auto e devo impratichirmi con la tecnica del “braccio che indica la svolta da prendere” (per ora mi limito a guardare fissamente l’automobilista di turno sperando che capisca le mie intenzioni con la forza del pensiero…), ma vedo segni di miglioramento in me…

In mezzo a questi buoni semi, mancano delle note di cucina: in questo periodo infatti sto cucinando poco e male. Così ricorro a piatti semplici, verdure saltate in grande quantità… e per fortuna è ritornato il periodo delle zucche, che adoro! E poi spinaci, bietole, coste, tutto il “verdurame” che Fra aborre e che io divoro con grande gioia… Ma davvero fino a un anno fa compravo solo pomodori e insalata? Dal punto di vista alimentare, che periodo triste e monotono era….

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6 Responses to “Un po’ di me”

  1. Barbara says:

    come al solito prendi pochissimi impegni….c’est comme ca… ^_^

    sulle foto non sono mica d’accordo: la tecnica trovo sia importante per padroneggiare lo strumento, ma chi guida gli occhi è il cuore, l’istinto e l’emozione, e non ciò che si apprende con la tecnica.
    stiamo su due correnti di pensiero diverse stavolta. baciotto, e non farmi morire di fame il povero Fra 😀

  2. alessandra says:

    Bibi… o mi sono spiegata molto male, o non hai letto con attenzione 😀
    Non ho mai pensato che sia la tecnica a fare il fotografo (altrimenti sarebbe appunto “semplice”). Per questo ho scritto che _oltre alla tecnica_ (che è il requisito necessario ma non sufficiente) devo _cambiare occhi_ (il modo con cui guardo e vedo le cose, ovvero il fattore più importante). Un albero può essere una pianta, o molto di più, o molto altro: sta in come lo guardi, no? 😉

    • Barbara says:

      no ho letto con molta attenzione per cui direi che allora mi sono spiegata male io.
      non penso nemmeno io che sia la tecnica a fare il fotografo e non ho detto questo nel mio commento.
      con “ciò non si apprende con la tecnica” non voglio dire che sostieni sia questo il punto focale, ma che apprendendo la giusta tecnica comunque (per me) non sarà possibile cambiare occhio, perchè la cosa secondo me non è correlata.
      nel senso che l’occhio non lo puoi guidare in alcun modo secondo me, e quando guardi una cosa non puoi pensare di guardarla in modo diverso per fare una foto migliore, perchè la guardi in quel modo proprio perchè ti ha attratta così. puoi considerarne diversi aspetti, ma l’occhio sarà sempre dove ciò che guardi ti ha attratto in quel particolare modo e non altro.
      non so ma meglio di così non riesco a spiegartelo 🙁

  3. monia says:

    belli i tuoi nuovi inizii.. quanto vorrei poter fare altrettanto.. – tempo al tempo.. – sorrido ale.. quanto alla fotografia.. io non demorderei.. noi mi arrenderei a quanto credi di aver scoperto.. la tecnica è una cosa (della quale nemmeno io sono padrona).. l’occhio un altra.. la tecnica s’impara.. col tempo.. l’occhio non lo cambi.. ma l’emozione.. ecco.. secondo me il segreto della fotografia sta nell’emozione.. quella captata.. – ama ciò che stai fotografando.. e le tue foto saranno bellissime.. (semplice no?) ..sorrido.. – in poche parole.. tutto è relativo.. anche la bellezza di una foto.. – un bacio

  4. monia says:

    ho letto ora quanto ha scritto bibi.. eh.. abbiamo detto più o meno la stessa cosa 🙂

  5. alessandra says:

    E’ vero, teoricamente “l’occhio non lo cambi”, però a è capitato diverse volte di passare per una stessa strada tutti i giorni, vedere le medesime cose senza “vederle”. Poi un giorno mi hanno colpito in un modo diverso, in un modo che me ne ha rivelato la bellezza. E quello che noto soggettivamente (ovvero quello che capita a me) è che non è soltanto un caso, una “illuminazione”, ma una volontà attiva, una attenzione da coltivare, per non rischiare che rimanga schiacciata dal quotidiano. Almeno, questo è quello che è valido per me :-))

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