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Come (non) dormono le mamme

Delle tante cose che si sentono dire durante la gravidanza forse la più frequente è “Dormi adesso, che poi non dormirai più…”. Premetto che non avevo capito neppure mezza delle cose che mi venivano dette prima della nascita del piccolo principe di casa e ho dovuto sperimentare tutto sulla mia pelle per apprendere. Per esempio, la mia idea di bimbo che si sveglia durante la notte consisteva in un vagito seguito da un breve pianto e un pressoché immediato riaddormentarsi. Invece ho dovuto presto rendermi conto che il cucciolo si svegliava, desiderava essere allattato, spesso si addormentava sul cuscino da allattamento e si risvegliava non appena lo prendevo in braccio per posarlo nella sua culla. Allora passeggiavo per la casa canticchiando e nei casi più fortunati riuscivo a farlo addormentare:  lo mettevo giù soltanto per essere svegliata dopo non molto da un altro vagito. I primi mesi le notti sono trascorse in un susseguirsi di risveglio, allattamento, passeggiata, breve sonnellino, nuovo risveglio.

Un’altra cosa che non ho mai interiorizzato – nonostante ne abbia letto più volte – è l’opportunità di abituare il piccolo ad addormentarsi nel suo lettino, per lo meno a partire  dai sei mesi. Io invece regolarmente sceglievo la strada più facile: lo mettevo giù una volta addormentato  (e ben presto l’unica maniera per farlo addormentare divenne quella di allattarlo) sperando che resistesse qualche ora. Regolarmente, dopo un paio d’ore si svegliava.

Da lì il passaggio nel lettone fu praticamente una logica conseguenza: siccome si svegliava spessissimo, trovavo più pratico tenerlo direttamente accanto a me. Benissimo, salvo il fatto che – come dicono in tanti – il sonno del bimbo è più leggero se dorme accanto alla mamma, a fianco del suo bar di fiducia. O meglio: il sonno dei bimbi alterna molte fasi REM (sonno leggero) dove è assai probabile che si possa svegliare e se il bimbo in questione è abituato a riaddormentarsi attaccandosi al seno lo farà regolarmente.

Quindi il mio piccolo vitellino continuava a svegliarsi, a riaddormentarsi attaccato a me, e io continuavo a dormire male (per non parlare di quando, intorno all’anno di vita, aveva preso l’abitudine di posizionarsi in orizzontale costringendo me e il suo papà ciascuno su una sponda del letto).

Ho fatto tesoro di questa esperienza e mi comporterei diversamente nel caso dovessi iniziare da capo? Ebbene, vi stupirò dicendo che no, probabilmente non mi comporterei diversamente.

Sono convinta che i bimbi abbiano necessità diverse gli uni dagli altri e che sia giusto assecondarle il più possibile. Infatti, alcuni bambini pur se allattati al seno dormono più a lungo di altri durante la notte: soprattutto dopo il sesto mese iniziano a svegliarsi meno e a richiedere meno frequentemente il latte. Alcuni spontaneamente smettono di cercare il latte della mamma dopo i 15 o 18 mesi….

Il mio no. Il mio ha bisogno di trovare sicurezza vicino a me e non sento giusto negargli questo momento di gratificazione. Al contempo però ho necessità di salvaguardare me stessa, soprattutto da che ho ripreso a lavorare. Quindi ormai da diversi mesi (dopo il compimento del primo anno di età) ho iniziato a cercare una soluzione che mi permettesse di venire incontro alle sue necessità emotive senza soccombere fisicamente.

Ho iniziato leggendo tanti, tanti libri che spiegano le tecniche dolci per abituare i bambini a dormire. Posso fornire una ampia bibliografia che sicuramente dà spunti interessanti, ma non risolutivi. Aiuta a non sentirsi soli in questa impresa difficile, a rassicurare sul fatto che ci siano alternative al tremendo Estevill (che per me sta all’educazione infantile come Dukan sta alla nutrizione).

Ecco cosa ho letto:

Dorme, finalmente! Risolvere i problemi di sonno dei bambini da 0 a 6 anni di Christine Rankl

Fai la nanna senza lacrime di Elisabeth Pantley (ok, se dovessi consigliarne uno forse consiglierei questo)

Il mio bambino e … il sonno di Berry Brazelton

Il mio bambino non mi dorme di Sara Letardi

Ovviamente durante l’ultimo mese di gravidanza avevo letto il best seller Il linguaggio segreto dei neonati di Tracy Hogg… e sul metodo Hogg ne avrei da dire! (lo conoscete no? Credo sia il libro più letto dalle neo-mamme).

Poi c’è lui, Carlos Gonzales, pediatra sostenitore dell’allattamento materno. Di lui ho letto Besame Mucho e Un dono per tutta la vita (oltre che Il mio bambino non mi mangia, che però affronta – come dice il titolo – un’altra tematica). Un dono per tutta la vita (dedicato all’allattamento materno) è un libro che secondo me andrebbe letto da tutte le future mamme o neo-mamme. Inutile dire che il mio approccio si è basato sulle argomentazioni di Gonzales, fautore dei bambini “ad alto contatto”.  Tra l’altro, su questa stessa linea c’è anche un bel libro dell’italiana Alessandra Bortolotti, E se poi prende il vizio? Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei vostri bambini, un altro libro di cui vi consiglierei la lettura.

Ok, tante letture e tentativi e alla fine? Che risultati stavo ottenendo? Come potevo rispettare i bisogni irrinunciabili del mio bimbo e i miei?

Vediamo cosa avevo scritto ad agosto (il cucciolo aveva allora 10 mesi), cercando di seguire i suggerimenti della Pantley che partono da una preliminare valutazione dell’esistente e invitano a check periodici a distanza di almeno una settimana. Questa era la situazione a metà agosto (in contesto vacanza in montagna, dormiva nel letto con noi a parte i pisolini del pomeriggio):

21:00-22:15 allattato tre volte e cullato, si addormenta

00:55 sveglio, attaccato fino alle 01:55

04:00 sveglio, attaccato per 15 minuti circa

05:00 sveglio, attaccato fino alle 05:35

06:30 sveglio, attaccato fino alle 07:42

Tempo di addormentamento: 1 ora e un quarto

Totale ore di sonno: 6,5 ore

Numero risvegli: 4

Intervallo di sonno più lungo: 2 ore e tre quarti

Pisolini: 1 da un’ora circa

 

E questa era la situazione 10 giorni dopo (nel frattempo eravamo tornati a casa):

 

19:30 libri e coccole sul lettone

19:50-20:20 allattato tre volte, si addormenta

21:00 breve risveglio, dopo essere stato cullato per 5 minuti si riaddormenta

23:30 sveglio, attaccato per 15 minuti

03:15 sveglio, attaccato per 20 minuti

05:30 sveglio, attaccato per 15 minuti

07:00 sveglio, attaccato per 15 minuti

08:30 attaccato per 20 minuti

Tempo di addormentamento: mezz’ora

Totale ore di sonno: 10,5

Numero risvegli: 6

Intervallo di sonno più lungo: 3 ore e mezza

Pisolini: 1 da 1 ora e mezza

Che cosa era intervenuto nel frattempo? Avevo cercato di introdurre dei segnali della buona notte (sfogliare i libri sul letto, spegnere la luce insieme…), di farlo addormentare sempre con uno stesso pupazzetto, di mantenere sempre la medesima ora per metterlo a nanna, di staccarlo delicatamente dal seno prima che cadesse addormentato profondamente. Come vedete, a parte un aumento delle ore di sonno e una riduzione dei tempi di addormentamento (ok, già un risultato…) non avevo ottenuto grandi miglioramenti.

A novembre, la situazione diventa insostenibile. Il piccolo esserino rimane attaccato a me per ore e ore (dormendo, ma saldamente ancorato) e io ho bisogno di dormire senza avvertire la stretta della sanguisuga. Ho ripreso il lavoro, il piccolo ha ormai compiuto un anno. Devo trovare una soluzione.

Così mi rassegno a farlo piangere. Non lasciarlo nel suo letto da solo a piangere, ovviamente, ma comunque contrastare il suo desiderio e di conseguenza provocare il suo pianto. Credo che nella mia (nostra) situazione fosse l’unica opzione percorribile. Non si sarebbe staccato da solo e io diventavo sempre più nervosa e irritabile ad ogni risveglio.

Così mi armo di pazienza e ci provo. Questo è stato l’iter di novembre. Non facile, ma in fin dei conti gestibile.

Giovedì

Allattato sul letto, si addormenta alle 21:00. Alle 21:30 piange, il papà prova a consolarlo, ma inutilmente. Intervengo anche io, lo coccoliamo sul lettone dove si addormenta in mezzo a noi alle 23:30. Durante la notte si sveglia diverse volte, si consola toccando il seno. Si sveglia definitivamente alle 7:30, lo allatto.

Venerdì

Allattato sul letto intorno alle 20:00, non riesce ad addormentarsi. Lo portiamo con noi in cucina durante la nostra cena, si addormenta poi con il papà sul letto in 15 minuti. Si sveglia alle 4:30 e si riaddormenta dopo un’ora di pianto accanto a noi. Si sveglia poi intorno alle 8:00 e lo allatto

Sabato

Allattato sulla sedia alle 20:30, cullato e messo nel lettino alle 21:00. Dopo un’ora e mezza di coccole, si addormenta e dorme nel lettino fino alle 2:30. Da lì dorme con noi con molti piagnucolii fino alle 7:30 (quando lo allatto)

Domenica

Allattato sulla sedia, si addormenta e dorme mezz’ora nel lettino (fino alle 20:30). Poi pianti (consolato senza sollevarlo dal lettino), poi in mezz’ora crolla nel lettino tre volte (sempre rialzandosi dopo pochi minuti). Si addormenta alle 22:30, è sveglio alle 00:30 e lo prendo nel letto con noi. Si addormenta subito e durante la notte si gira con qualche singhiozzo, ma sempre dormendo. E’ sveglio alle 7, quando lo allatto.

Lunedì

Bagnetto alle 19:45, allattato sulla sedia e con luce del comodino accesa fra le 20:00 e le 20:20. Spegniamo la luce e lo metto nel lettino (assonnato), inizia a piangere con brevi interruzioni. Crolla alle 20:40 (piange per un paio di minuti disteso mentre lo accarezzo, poi si addormenta). Si sveglia alle 5:40, viene nel letto con noi e piagnucola alternando occhi chiusi fino alle 7:20 quando ci alziamo e lo allatto.

Martedì

Bagnetto alle ore 20:00, poi allattato fino circa alle 20:45, è assonnato. Messo nel lettino piange un pochino, ma si consola subito abbracciandomi mentre gli racconto una storia. Si addormenta con i peluche e le coccole alle 21.30 e si sveglia alle 3.30. Lo prendo nel letto con noi, dove si gira lamentandosi fino circa alle 5:30, poi dorme 1 ora. Alle 6:30 grandi pianti, ci alziamo e lo allatto.

Mercoledì

Bagnetto poco prima delle 20:00, poi allattato sulla sedia fino circa alle 20:20. Messo nel lettino senza pianti (solo mezza protesta quietata subito), si gira nel letto fino a crollare alle 21:15 mentre lo coccolo e gli racconto storie. Si sveglia alle 5:45, preso nel lettone piange alternato a momenti in cui è tranquillo (toccando il seno) fino a che alle 6:30 ci alziamo e lo allatto.

 

In pratica nel giro di una settimana aveva appreso che dopo il latte serale si va nel lettino a dormire, e ci si addormenta con la mamma che racconta delle storie. Da parte mia, al mattino intorno alle 5 cedevo alla sua necessità di essere accanto a me, pur cercando di rimandare il momento di allattarlo.

Questa situazione tutto sommato gestibile (comunque molto migliore rispetto ai periodi precedenti) è stata però scardinata dalle vacanze di Natale prima (cambiamento di clima e di letto) e poi da una serie di malattie, ultima delle quali una brutta gastroenterite durante la quale – temendo la disidratazione e l’eccessiva perdita di peso – lo allattavo ogni qualvolta lo richiedeva, senza alcuna regola. Ecco, se c’è qualcosa che cambierei tornando indietro è questo: una volta intrapresa una strada, non tornare indietro (o al massimo limitare l’eccezione a 1 o 2 giorni di malattia acuta!). Invece dopo 2 mesi mi sono ritrovata più o meno punto a capo. Per fortuna e a dispetto di quanto temessi, non c’è voluto molto per riabituare il cucciolo a dormire nel suo letto senza latte. Ecco il diario di metà febbraio, quando abbiamo riprovato a farlo dormire senza latte notturno:

Domenica

Cena, bagnetto e allattamento; si addormenta alle 20:30. Si sveglia alle 21:30 e piange nel lettino mentre cerchiamo di consolarlo, fino a crollare addormentato alle 23:20.

Si sveglia alle 3:44, lo prendo nel lettone e si riaddormenta dopo 10 minuti di pianto, vicino a me. Si sveglia ancora alle 4:50 e alle 6:00. Alle 6:00 non riesco a consolarlo, piange fino alle 6:20 quando lo prendo in braccio, tiriamo su le tapparelle e lo allatto sulla sedia. Poi si addormenta ancora un’oretta (dalle 7.30 alle 8.30) nel lettone

Lunedì

Bagnetto e allattato sulla sedia, lo poso nel lettino ancora sveglio e rimane senza piangere dalle 21:00 alle 22:30 quando finalmente si addormenta mentre canto una ninna nanna e lo coccolo. Si sveglia alle 2:00 e nel lettone dormicchia vicino a me fino alle 4:00. Poi piange, lo consola il papà portandolo in sala, poi io cullandolo e ninnandolo per la casa poi ancora il papà finché alle 5:40 lo riporta nel letto, si addormenta e si sveglia alle 7:15 quando lo allatto.

Martedì

Bagnetto alle 20:00, poi allattato in sala. Tiriamo giù le tapparelle e spegniamo le luci. Poi lo poso nel lettino e gli racconto delle storie. Si addormenta alle 21:30

Dorme fino alle 5.30, quando lo prendo nel letto con me. Piagnucola ma poi dorme fino alle 7:10 quando ci alziamo, tiriamo su le tapparelle e lo allatto sulla sedia

Mercoledì

Bagnetto, allattamento in sala, tiriamo giù le tapparelle e lo poso nel lettino raccontandogli delle storie. Prende i libri e li sfoglia a lungo. Si addormenta alle 21:30 dopo un breve pianto. Dorme fino circa alle 4:00 quando si sveglia per i colpi di tosse. Lo prendo nel lettone dove dorme ancora fino alle 7:00 circa.

Giovedì

Bagnetto, allattamento in sala, tiriamo giù le tapparelle e lo poso nel lettino raccontandogli storie. Si addormenta quasi subito (alle 21:00).

Si sveglia alle 5:00 e viene nel letto con noi, dorme ancora un po’ agitato fino alle 6:30 quando diventa inconsolabile. Alle 6:40 ci alziamo, tiriamo su le tapparelle e lo allatto sulla sedia

 

Insomma, non ho ancora un bimbo che dorme ininterrottamente 10 o 11 ore, ma si tratta di enormi passi in avanti rispetto a qualche mese fa! Cosa ha prodotto la differenza? Credo che i passaggi fondamentali siano stai:

  • Cambiare il luogo in cui viene allattato (in sala, quindi non associando direttamente il seno con la nanna, anche se sa per abitudine che subito dopo andrà a dormire)
  • La ripetizione di uno schema di attività sempre uguale, in maniera da dargli sicurezza (dopo l’allattamento salutiamo il mondo tirando giù le tapparelle, salutiamo i giochi e poi andiamo in camera da letto… ah, la camera è ancora la nostra, ma su questo ci lavoreremo in seguito!)
  • Le storie sono sempre le stesse (grande successo di Giulio Coniglio, che con la gita nel bosco si porta a casa spesso e volentieri un occhio pendulo)

Ci sono ancora sporadici pianti prima di addormentarsi, ma sono dovuti per lo più ad una difficoltà a prendere sonno (lo vedo con l’occhio a mezz’asta che gira e rigira cercando la posizione giusta, spostando il cuscino, lanciando gli orsacchiotti, spostando le lenzuola finché un brevissimo sfogo di pianto lo porta ad acquietarsi e chiudere gli occhi).

Cosa ne è della mia convinzione di dover rispettare i suoi bisogni irrinunciabili? Ho cercato una soluzione che potesse essere accettabile per me e – spero, mi auguro – anche per lui. Ovvero, di sera il suo pianto (quando c’è) mi sembra più uno sfogo emotivo superabile con qualche coccola e abbraccio. Alla mattina se vedo che non si consola rapidamente lo interpreto come un bisogno reale, quindi cerco comunque di calmarlo dolcemente e poi lo allatto. E’ vero, si tratta di mie interpretazioni, ma il principio che mi sono posta è: piagnucola innervosito = contrarietà/frustrazione gestibile; piange inconsolabile = bisogno irrinunciabile da gratificare.

Mi sono chiesta se lo sto privando di qualcosa di molto importante per lui, ma sono abbastanza confidente nel fatto che no, il mio istinto di mamma mi guida nel riconoscere (spero) quando il pianto è motivato da una vecchia consuetudine che riemerge e quando invece è motivato da una necessità. A tutti coloro che mi dicono che dopo l’anno non c’è più necessità fisica di latte materno  ricordo comunque che l’allattamento non si esaurisce nel soddisfacimento di un bisogno nutrizionale, ma comporta una componente importante di bisogno emotivo. E scusate se è poco!

 

Aggiornamento al 18 marzo: abbiamo raggiunto le 9 ore di sonno ininterrotto (di media); non ci sono più pianti nè alla sera nè al mattino (a parte quando non riesce ad addormentarsi in tempi ragionevoli). Unica incognita è il tempo di addormentamento: può volerci mezz’ora ma anche un’ora …. tanta pazienza è sempre necessaria!

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  • nessuna

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