Io non parlo di attualità. Parlo di arte e cultura. Invero, di argomenti inattuali.
M’hai detto t’amo, ti dissi aspetta, stavo per dirti eccomi, tu m’hai detto vattene. (Jules e Jim, di François Truffaut) Non so dire se mi sia piaciuto Jules e Jim. Quel che posso dire è che mi ha inquietato. E non per il tragico triangolo, ma per i tratti del carattere di Catherine: quel voler sempre pareggiare i
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Lezione di teatro. A turno, un membro del gruppo diventa leader e conduce gli altri (coro) in movimenti sul posto o nello spazio. Il coro imita il più fedelmente possibile il leader, che finisce col cedere la leadership ad un altro membro del gruppo, e così via a turno. Fine dell’esercizio, l’insegnante: “A te piace più condurre o essere condotto?”
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Com’è la voce del cocker? Questa è la domanda che ho dovuto pormi martedì, al corso di teatro. Senza riuscire a rispondermi, ovvero senza riuscire a conferire alla mia voce un retro-timbro canino. Ora, però, da due giorni ringhio. Per fortuna è venerdì.
Insomma, chiedo a me stessa: Dove sei stata per tutto questo tempo? Cosa hai fatto e soprattutto cosa hai riportato da un viaggio immobile, oltre al rimpianto di un tempo disfatto? Hai forse forgiato nel silenzio una voce che potesse parlare con timbro più forte? O forse soltanto hai dormito, perché gli occhi impreparati venissero abbagliati dalla luce più forte?
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Lo scorso Aprile pareva cominciare il periodo più bello dell’anno: le giornate primaverili, il primo tepore del sole sulla pelle, i week end al mare e i viaggi da preparare… dinnanzi a me si allungavano sei mesi meravigliosi. Poi Settembre è passato, Ottobre è scivolato veloce portandosi via il mio compleanno e lasciando il posto a giornate grigie che mi
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In Giappone ho comprato un bracciale che da allora non smetto di portare: è un rosario buddhista, 108 grani che rappresentano ciascuno un desiderio. Quando ne ho spiegato il significato a mia madre, ha commentato: “Ah, così tutti i desideri si esaudiscono”. Io: “No, così tutti i desideri si annullano”. Non ne ha compreso molto bene il senso. Diciamo anzi
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Una tazza di latte e miele, zuppa di biscotti, un giorno mi riporterà queste sere tirate tardi a leggere e a sfiorare la tastiera di un pc per trarne note che sbocciano a fior di labbra. Se vizi sono quelle cose a cui non sappiamo rinunciare, questi sono i miei peggiori, i più pervicaci. L’ultimo Lagaccio di questa sera ha
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Ieri sera ho terminato di leggere Il giocatore invisibile. Chiudo gli occhi sullo sguardo del Professore che commisera sé stesso nell’altro, in testa il pensiero che a lasciare non è chi effettivamente lascia, ma chi viene lasciato. Ci proiettiamo, costantemente. Proiettiamo le nostre aspettative, i nostri desideri, e in definitiva noi stessi. Vediamo coincidenze, scopriamo analogie: proiezioni, che ci fanno
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Poi inizio a leggere Il giocatore invisibile di Pontiggia, e trovo la scena del Professore che passa la lettera denigratoria all’epidiascopio nel tentativo di individuarne l’autore, analizzando l’utilizzo di questo o quel termine. Quando si dice le coincidenze. Che pure andando avanti a leggere trovo anche questa preziosa frase: Reticenza e silenzio a volte dicono di più che le parole.
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