Poi inizio a leggere Il giocatore invisibile di Pontiggia, e trovo la scena del Professore che passa la lettera denigratoria all’epidiascopio nel tentativo di individuarne l’autore, analizzando l’utilizzo di questo o quel termine. Quando si dice le coincidenze. Che pure andando avanti a leggere trovo anche questa preziosa frase: Reticenza e silenzio a volte dicono di più che le parole.
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Capita che io non riconosca un volto o una voce o un profumo, ma difficilmente sbaglio nel riconoscere un modo di esprimersi e di scrivere. Si potrebbe dire che riconosco le persone dalle loro parole, da quei sostantivi, aggettivi, avverbi e verbi che usano. Perché tutti noi ne usiamo alcuni con una ricorrenza che diventa la nostra cifra espressiva, per
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Poi ho capito che non c’era niente da capire. Lampeggiano le parole quando dischiudono verità che dormivano in noi.
Ieri sera, l’Aurelia un nastro nero tirato da un capo e all’altro della Liguria. La luna bianca, splendente nell’aria tersa, versa bagliori d’argento su un mare che s’abbraccia al buio. Quante volte ho percorso questa strada, nei tempi sospinti col piede sull’acceleratore, quando il futuro non era che una domanda! Parole e gesti lampeggiano, intermittenze schiudono veloci spiragli sul mistero
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Dunque eccomi qui, e non so da che parte iniziare. L’unica cosa che è ripresa davvero è il lavoro. Per il resto sono ancora un po’ sospesa, l’orologio segna l’ora di Tokyo e il mio cuore un po’ di mal d’Oriente.
Manca poco ormai: fra un paio di giorni sarò in volo, destinazione Osaka, per spostarmi subito dopo a Kyoto, dove inizierà la mia avventura giapponese. Sono giorni di preparativi, forse più psicologici che materiali (dal momento che i – spero limitati – bagagli li assemblerò domani). Sono giorni afosi, ma probabilmente non quanto quelli che mi aspettano a destinazione: venerdì,
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Capitano giornate in cui vorresti dire tante cose: talmente tante che non sai da che parte iniziare. E anche a trovarlo, il bandolo della matassa, non basterebbero le parole a dar vita ai fili. Forse servirebbero le note o i colori… ma le mie dita non sanno dipingere e di suonare hanno smesso da un pezzo. Il silenzio è un’arte,
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Lo Zen afferma che la verità non ha nulla a che vedere con un’autorità, la verità non ha nulla a che vedere con la tradizione, con il passato – la verità è una realizzazione radicale e del tutto personale. Ci devi arrivare da solo. Il sapere è qualcosa di certo; la ricerca di una conoscenza personale è un azzardo estremo.
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C’è che quando qualcuno ti dice It’s just another day in paradise, ecco allora forse in paradiso ci sei veramente, è che non te ne eri ancora accorto… Perchè in fondo c’è solo un modo per essere felici: esserlo. Ma guarda oggi il cielo, è così azzurro… appena qualche batuffolo bianco lo sfiora, come un bacio ad occhi chiusi di
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Questo blog sta prendendo un andazzo troppo serioso, non va bene affatto… Perciò ve lo dico: domani sera vado a fare shopping. E magari anche aperitivo con le amiche. Intanto sto leggendo La domenica della vita, di quel genio di Queneau… peccato solo non avere il testo a fronte, i giochi linguistici si perdono un po’ nella traduzione, temo. L’altro
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