Ultima occasione per vedere la mostra dedicata agli Impressionisti, oggi – unica opzione svegliarsi presto per (sperare di) evitare interminabili code. Esco di casa alle 9.30, c’è gente in giro, un bel sole e una scia che si sbriciola in sbuffi vaporosi. Milano nell’aria limpida mi toglie il fiato, ripongo in borsa le chiavi dell’auto e mi avvio alla metropolitana.
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Incrocio la lettura (rilettura) di 101 storie zen con l’esperienza del corso di recitazione (che sta giungendo al termine). Se non c’è un sentiero dove si viene e si va, allora si sta: e se stò nei miei stati, è questione di strati. Strati di essere. Allora non dovrebbe essere difficile attingere a tutto il bagaglio di esperienze stratificate in
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Mescolo il latte con il caffè, la finestra aperta di luce. Quest’aria sa di giugno, mi confondo nella camiciola leggera. Avevo altri pensieri, progetti diversi. Ora sono schegge, non diverse dai resti di petali e foglie che il vento ha soffiato attraverso le finestre di ieri. Le raccolgo sul palmo della mano, secche e schiacciate da non valere più nulla.
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Si potrebbe pensare che io non legga i giornali, che non mi interessi di attualità, dal momento che non ne parlo mai. In realtà non è così, generalmente (a volte anche confusamente) ho delle opinioni, nonostante non senta la necessità di esprimerle nell’angolo privato del mio blog. Una riflessione tuttavia mi ronza in testa da qualche giorno, da domenica diciamo,
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Vuoi essere considerato un guru? Inizia a comportarti come se lo fossi… il che può essere declinato anche in: Vuoi essere considerato intelligente? Inizia a comportarti come se lo fossi… anche se ciò può risultare più complicato… Appare vero ciò che viene detto, sad but true.
Certamente ho un rapporto contraddittorio con la letteratura spagnola, un odio-amore che si manifesta con un subitaneo senso di disagio e si trasforma in amore incondizionato. Mi è già capitato con Marquez, con Garcia Lorca ed ora con Salinas. Leggo una prima poesia, affonda come un sasso (di quelli che ti porti dentro, non un sasso qualunque che scompare sotto
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The Ghost Writer è stato tradotto in italiano con L’uomo nell’ombra, titolo che a mio parere si appiattisce in un banale riferimento al lato oscuro delle cose, anziché rimandare direttamente ad un contesto (quello della politica) all’interno del quale è nata quella curiosa professione che è appunto il ghost writer. Questo lungo preambolo per dire che ieri sera mi sono
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“Troviamo sempre qualcosa, vero Didi, per darci l’impressione di esistere?” Certo che non le mandava a dire, Beckett.
Ci sono stati giorni che la vita non l’amavi molto. Giorni a spingere il pedale di un’auto che potevi chiamare autodistruzione. Giorni che guardavi la terra e le nuvole in cielo non le sapevi vedere, fumando con il desiderio non troppo inconsapevole di infliggerti una punizione. Ci sono stati giorni che non li vorresti vedere per dirti perfetta dinanzi alla
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Ho letto sul Corriere di domenica un articolo sull’ozio creativo: parrebbe che nel frenetico mondo moderno non siamo più in grado di gustare di quei momenti di dolce far niente che sono indispensabile preludio all’attività creativa. Rendiamo le nostre giornate iper-attive fuggendo il silenzio, la riflessione, le pause in cui l’immaginazione si addensa e prende forma per perderla e plasmarsi
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