Il problema non è (quasi) mai come ti vedono gli altri. Il problema è come ti vedi tu. Allieva: “Complimenti per lo spettacolo, sei stata eccezionale” Io, allontanandomi perplessa e tuttora chiedendomi: “Ma per chi mi avrà scambiato?” Io sono il mio limite da infrangere.
Ammiro le persone che hanno opinioni forti e che le sanno esprimere con chiarezza e capacità di argomentazione. Io, da vera Bilancia, oscillo nella rete a maglie fitte dei pro e dei contro e osservo ogni cosa alla stregua di un icosaedro. Colgo le sfumature, anche le più tenui: sono una specialista della scala cromatica. L’alterità sta tutta in una
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Avevo fretta un tempo. Fretta di arrivare, non so ben dove. Per questo non amavo il jazz, al punto da considerarlo persino noioso. Invece è semplicemente presente: non corre avanti e non si imbambola nella contemplazione del passato. Il jazz si gode il momento, nella pienezza di una improvvisazione di sax. Forse è questione di età o di maturità. Forse
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Si programmano molte cose, ma spesso le più belle giungono inaspettate. Come scoperte inattese di un girovagare all’interno di un perimetro grossolanamente definito. Andiamo a Chelsea per un giro delle gallerie d’arte, e subito notiamo una sopraelevata accessibile a piedi. E’ una vecchia rotaia trasformata in passeggiata in mezzo al verde. E per verde non si intendono aiuole ordinate, ma
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Un tempo mi piaceva vivere da sola. A differenza di tante persone che odiano la casa vuota e silenziosa, io ho sempre trovato nella solitudine una certa soddisfazione. Qualcosa però dev’essere cambiato in me, e non di poco, se il silenzio mi viene a noia.
Latito. Forse anche penso di chiudere i battenti. Il fatto è che non riesco più a scrivere, vivo all’esterno e tutto sommato non mi dispiace. Sarà che piccoli progetti sono stati accantonati a favore di uno più grande. Sarà che dopo la corsa arriva il momento del recupero. Sarà. In fondo questo spazio è un sentiero tracciato fra un punto
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Anche Unamuno era un Bilancia. Chiaro, fin dalla prima pagina. Indefinitamente chiaro. Come la nebbia.
Vivo in questa casa da dieci anni, i primi due mesi senza mobilio ad eccezione di un tavolo, la rete del letto e un vecchio comodino su cui stava il forno a microonde. I vestiti appesi in un armadio di plastica e la biancheria in grandi scatole colorate che in seguito avrei utilizzato per i costumi da danza. All’incirca in
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Una volta un’amica mi ha detto: “Hai uno stile molto personale nel vestire, molto riconoscibile”. Prima che me lo facesse notare lei, non me ne ero resa conto. Talvolta gli altri vedono in noi aspetti che noi stessi, compresi nella nostra identità, non sappiamo cogliere: li vediamo allora attraverso gli occhi altrui e li riconosciamo e accogliamo, oppure li allontaniamo
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Leggo una recensione, parla di un libro zeppo di poesie e di canzoni, che forse è un po’ la stessa cosa. Parla di autori a me cari, di cantautori e di altri che non ho mai sentito nominare o che non ho mai voluto ascoltare. Parla anche di una canzone che ho conosciuto solo nell’interpretazione approssimativa di mia nonna, che
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