di Ernesto Sábato A dispetto del titolo, non ci sono eroi in questo romano, o meglio non ci sono eroi nel senso tradizionale del termine. Protagonisti sono Alejandra, una ragazza bella e incostante, tormentata fino all’autodistruzione; suo padre Fernando, magnetico ma follemente malato di ossessioni e manie di persecuzione; Martìn, un giovane insicuro di sé, rifiutato dalla sua stessa madre,
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Durante una notte irreale, dove la luce sembra voler prolungare il giorno, un Sognatore incontra il suo Sogno, che altro non è che la vita stessa. Tratto dall’omonimo e celebre racconto di Dostoevskij, la rappresentazione teatrale in scena in queste sere al Teatro Libero ne rispecchia fedelmente l’atmosfera, i dialoghi, e la struggente impossibilità di sovrapposizione fra Sogno e Realtà.
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Il “ritmo interno” del personaggio, che può differire dal suo ritmo esteriore. Giusto per non far passare un altro anno di recitazione senza riflettere sui fondamentali.
Giorno infrasettimanale festivo (con marito al lavoro). Il segreto è alzarsi alla solita ora, docciarsi e vestirsi come se si dovesse andare in ufficio…. e invece. Perchè se non ci si fa forza in questo modo, si finisce col poltrire l’intera giornata, e poi ci si pente come di una giornata gettata al vento. Esco per andare a Palazzo Reale,
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Tempo dieci anni, nemmeno prima che rimuoia in me mio padre (con malagrazia fu calato giù e un banco di nebbia ci divise per sempre). Oggi a un chilometro dal passo una capelluta scarmigliata erinni agita un cencio già spento, e addio. Sappi – disse ieri lasciandomi qualcuno – sappilo che non finisce qui, di momento in momento credici a
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A volte incontri circostanze che non puoi cambiare. Non puoi decidere tu, decidono loro. Non puoi spostare il cielo, nè invertire il succedersi delle stagioni. Ho paura, troppa sabbia scivola fra le mie dita e il controllo sfugge. Siedo sul divano di casa, davanti a me immagini si rincorrono. Proiezioni scorrono sulla retina, si accavallano e sovrappongono, fino a
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Questa lunga estate è uno scherzo che Natura ha giocato a bambini cresciuti in troppo grandi cappotti, è uno stato straniato dell’essere ora, mentre la testa non segue i malesseri del corpo. Eppure ricordo un Ottobre ancor caldo, al mio compiere gli anni di seconda media. Avevo una tuta a maniche corte, cotone rosa intenso: una tuta di quelle che
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