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Lo svagato (una poesia di Luciano Erba)

Ma quando arrivano? e come?
e chi li manda tra noi?
un giorno li trovi vicini
con un berretto a visiera
la sciarpa rossa, le mani
nelle tasche davanti dei calzoni
nuovi compagni dei nostri giochi
silenziosi, sorridenti compagni
più piccoli di noi, più pallidi
stanchi a una breve corsa, maldestri
a lottare, a saltare, e senza peso.
Ricordo uno che un mattino d’ottobre
salì con noi fino al monte Cavallo
aveva le guance rosse di mal di cuore
sorrideva correndo per restarci vicino.
E un altro, né escludo che fosse lo stesso
per quel loro modo di camminare e il maglione turchino,
che per vigneti mi seguì al fondovalle
a pesca di trote dove il fiume
si dirama in chiari canali.
Si restò fino a sera dentro l’acqua
senza che mi chiedesse una volta
di provare a pescare: poi scomparve
per un sentiero che non saprei più trovare.
E un terzo, o ancora lo stesso,
per quel loro grande nodo alla sciarpa di lana,
e per il suo starmi in silenzio vicino
nei prati gialli fuori città
in un’Africa immaginata
per un’immobile, lunga giornata. E un quarto…

Scomparsi. Distrutti da febbri spietate,
consunti da un male ignoto, lontani, non so.
Né so se torneranno, né quando, né come
gli amici, i giorni, la più chiara stagione,
se tornerà la vita
perduta per disattenzione.

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2 Responses to “Lo svagato (una poesia di Luciano Erba)”

  1. Titti says:

    Non conosco nulla di Luciano Erba. Grazie per aver condiviso. 🙂

  2. alessandra says:

    condividere è un piacere 🙂

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