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Istanbul

Mi sveglio ad Istanbul: i formaggi e il miele, la frutta, le ciambelle di pane e sesamo.

Il sole caldo e una brezza leggera mi avvolgono e mi accompagnano mentre attraverso la città lungo Istiklal Caddesi, gli aromi di cibo che si diffondono nell’aria già di primo mattino, la gente che affolla la via, le donne coperte di nero dalla testa ai piedi che passeggiano accanto a ragazze dai corti vestitini colorati, i gatti che si stiracchiano, la musica che si diffonde dai negozi di cd, la concitata lentezza dei negozianti che sistemano le loro mercanzie e ti invitano sorridendo dalla soglia, il tram rosso che si fa largo fra i pedoni, i venditori di ciambelle che attendono seduti dietro alla loro bancarella.

Solo pochi passi scoscesi mi dividono dal ponte di Galata, attraverso una viuzza lastricata che ancora sa di inizio secolo scorso, case vecchie che sporgono le loro assi di legno fra i palazzi in muratura.

Sbuco in strada, all’imbocco del ponte: macchine che sfrecciano, strombazzano, uomini che attraversano di corsa incuranti dei semafori, taxi tantissimi taxi percorrono la città in lungo e in largo.

Il ponte è invaso di luce, pescatori di tutte le età gettano i loro ami stagliandosi contro Yeni Camii.

Le moschee sono isole di pace: il silenzio, l’ombra e il fresco che vi regnano sono indice del tempo sospeso. Si entra scalzi, il capo coperto: mi aggiro con gli occhi rivolti agli alti soffitti, alle vetrate da cui la luce si intrufola e rimbalza sulle pareti.

Il bazaar egiziano mi stordisce con i suoi colori e i suoi profumi, è un susseguirsi di aromi, spezie, dolci, frutta secca da cui difficilmente riesco a distogliere gli occhi, mentre vorrei riuscire ad assaggiare tutto. Un vero paradiso dei sensi, mentre il grand bazaar è il luna park degli adulti, che possono provare, scegliere, contrattare per ore, seduti a sorseggiare un thè in compagnia del venditore che di volta in volta alterna il sorriso alla simulata offesa per le richieste di sconto sulle sue merci.

E’ sera, una tenue luce rosata tinge il cielo, e dall’alto della torre di Galata il sole è un occhio di fuoco che sorride benevolo prima di chiudersi all’orizzonte. Una ad una, si accendono le luci della città, le moschee si illuminano, il ponte è un susseguirsi di colori mentre i piccoli ristoranti che lo accompagano accendono le loro insegne.

E’ il momento per riposarsi di fronte ad una tazza di the, il the turco alla mela che ristora e disseta, mentre nell’aria già si spande il profumo della shisha.

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6 Responses to “Istanbul”

  1. pierthebear says:

    ciao yasmina,hai raccontato bene istambul è una citta bellissima come quasi tutta la turchia io ci vado solo per lavoro ma quando posso visito piu cose possibili!!ps il the’che per loro è un rito di ospitalita’ e guai a rifiutarlo lo chiamano cay(ciay)ciao da bear

  2. alessandra says:

    già …. 🙂

    ho passato ore a contrattare al bazaar sorseggiando il cay cortesemente offerto 😀

    sono rimasta davvero colpita dall’ospitalità e dalla gentilezza dei turchi…

    il prima possibile voglio organizzare un viaggio nell’interno della Turchia, sono rimasta stregata da questa regione….

  3. lorenzo81 says:

    che bello deve essere stato, adoro osservare e cogliere, e un po’ ho visto coi tuoi occhi!! Grazie!

  4. pierthebear says:

    hai ragione contrattano su tutto e per i mio lavoro non è il massimo!ma non fa niente se vuoi visitare altri luoghi della tk ti consiglio la costa che va da smirne fino ad antalia passando da marmaris e pamukkale se vuoi andare all’interno ci sono numerosi siti archeologici sparsi e se noleggia un’auto okkio guidano da matti!ciao 🙂

  5. alessandra says:

    grazie thebear; della costa ho visto in caicco il pezzo che va da bodrum a gocek, quindi un po’ più a nord di antalya (ma da marmaris siamo passati). A Pammukale assolutamente voglio andare… ho visto delle foto stupende… e poi sicuramente tutto l’interno fino alla cappadocia…

    eh sì per la guida ho visto … sono dei pazzi 🙂

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