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C’era una volta l’America

C’era una volta l’America ed era il nome di un sogno, che a raggiungerlo non bastavano mesi di navigazione e valigie zeppe dell’odore di casa, che se la lasciavi non l’avresti rivista.
Ora l’America sono nomi diversi, ordinati sul tabellone di un aeroporto, nomi che a pensarli per intero e’ quasi lo spazio del volo, che se chiudi gli occhi potresti riaprirli su un tramonto più tardo.
Le nuvole perdono quota mentre rimango a salutare l’intrico di case, contorni che a vederli da quassù sono davvero piccola cosa.
Chissà cosa pensano quelli che volano tutti i giorni, al momento di prendere quota. Mi commuovono invece i bambini che viaggiano, soprattutto quando si guardano attorno curiosi. La prima volta che ho attraversato il cielo sopra l’Atlantico avevo cinque anni, e avrei dovuto aspettarne altri dieci prima di volare di nuovo. Da allora non ho mai smesso, eppure ogni volta al decollo c’è un brivido, un groppo alla gola: un istante soltanto, poi le nuvole mi avvolgono nel Viaggio.

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